La dipendenza da figlio: “Perché lui oggi è me”

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dipendenza da figlio delle mamme

Lui è più me stessa di quanto non lo sia io.
Emily Bronte

 

Francesco me lo porto ovunque, da sempre. Ora che cammina mi segue dappertutto (si anche in bagno) e se capisce che devo uscire mi prende la manina. Quando siamo in giro se lo tengo in braccio una sua mano svolazza nell’aria alla ricerca di vento ed emozioni. L’altra mi tocca, sfiora la mia spalla con quella dolcezza più inebriante di un bacio.

Per una mamma portare un neonato sempre con sé è una scelta. Delle volte è una scelta quasi obbligata, delle altre è pura dipendenza da figlio.

Per me che sono diventata mamma per la prima volta l’anno scorso a giugno averlo vicino in ogni momento è stato del tutto naturale. È stato il mio modo di comunicargli tutto l’amore che sentivo  e sento per lui. Perché ogni stanchezza, dolore post parto, ogni tristezza e sfiancamento accumulato non hanno fermato la mia voglia di lui. Per annusare la sua pelle e tenerla sulla mia, per ascoltare il battito del suo cuoricino.

Da quando sono madre mi sono riempita di lui. Sempre. Francesco è stato il mio cibo quotidiano: la mia colazione al mattino dopo una notte di allattamento che mi faceva svegliare con i crampi della fame. Il mio pranzo tra morsetti dolci sulle sue cosce cicciotte e carezze alla sua pelle delicata. Le merende e le cene fatte di impasti di emozioni tra lacrime salate e piedini movimentati sul corpo.

La mia dipendenza per lui è stata una delle cose più belle della gravidanza e per questo averlo sempre affianco non mi ha mai pesato. A distanza di 14 mesi oggi sono abituata ad averlo vicino in ogni situazione. E così sabato scorso l’ho portato con me all’addio al nubilato di mia cognata. Mi è venuto naturale e forse, ora lo ammetto, io non sarei potuta esserci senza di lui.
Perché lui oggi è me.

È stato la mascotte della serata ed ero felice perché lo avevo vicino, come un’aurea positiva che mi dava carica ed energia. Anche se ero stanca, anche se non ero molto spensierata. Anche se l’ho dovuto portare in braccio con 10 cm di tacco a spillo in una strada sterrata. Il mio addio al nubilato era insieme a lui. A farlo mangiare dimenticandomi di farlo io, a farlo ridere e intrattenerlo con pose simpatiche e boccacce. A impedirgli di prendere il passeggino per trasportarlo in ogni dove e investire i passanti.
Perché lui oggi è me.

So che è più facile lasciarlo a casa, so che avrei bisogno di riposo. Ho i capelli bianchi che prima non avevo. Ho dolori fisici dovuti alla tanta stanchezza a cui cerco di non pensare. Mi sento sempre affaticata pur essendo “giovane” e in salute. Portare un bambino piccolo in qualsiasi ambiente è difficile ma per le mamme come me è necessario.
È il completamento della maternità, che mi rende pazzamente felice di respirare la sua presenza. Di viverlo in qualsiasi situazione, di aiutarlo a conoscermi. Di aiutarmi a conoscerlo.

È la consapevolezza che la mia dipendenza da figlio mi rende più completa.
Perché lui oggi è me.
E non potrebbe essere diversamente.

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