Quegli anni unici, irripetibili, i più belli della tua vita.

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C’è quel momento in cui non sei più la mamma che sta uscendo con il rigurgito sulla maglia. Non sei la donna con i cerchi neri sotto gli occhi, la felpa di casa sotto il cappotto, la busta della spesa sotto il carrozzino.

Arriva una mattina, quasi d’improvviso, nonostante tu non ti sia persa neanche un momento, nonostante te lo aspettassi, nonostante tutte le altre ti avessero avvisata della sorpresa che ti avrebbe colta.

Arriva quella mattina. E’ uno specifico momento con il suo sapore, il suo odore, il suo peso. Sei libera. Non nel senso più ampio del termine, ma lo sei.

Non hai problemi di latte, di pappe, di tette, di omogeneizzati, di pannolini, di passeggini.
Puoi andare al bagno senza spettatori, più o meno. Ma, soprattutto, puoi andarci senza la paura di un pianto improvviso, di una caduta accidentale. Non rimandi più i bisogni filosofici o la doccia.

Quanti anni sono passati? Due, tre, quattro? Ti sembravano un’eternità, nel mentre. Ti sembrava fossi rimasta prigioniera in qualcosa più grande di te. Ingiusto. Tutto era troppo.

Le notti ad intermittenza. Le giornate sfinenti, senza manco capire cosa avessi fatto.
I pianti, i capricci.

Ore e ore seduta sul tappeto, a leggere, a canticchiare, a giocare. Ore su ore. Giornate su giornate. Senza sosta, senza parentesi.

Non riuscivi neanche a goderti il bello, la loro presenza. Tutto ricominciava identico a prima.
Certe giornate con la pioggia. Ti alzavi con il buio e, chiuse in casa, sapevi non ti saresti neanche cambiata. Saresti rimasta in pigiama.

Invidiavi chi aveva i nonni. La tata. L’amica del cuore con il figlio della stessa età del tuo, ad un passo da casa. Invidiavi i mariti, i papà. Invidiavi chi era dovuta tornare a lavoro subito, lasciando, con il cuore a pezzi, bimbi al nido a pochissimi mesi. Tutto ti sembrava più umano.

Pian piano, le cose erano migliorate. Avevi cominciato a stare meglio, vedevi una luce.

C’è quel momento, quando la luce è arrivata, in cui non sei più la mamma che sta uscendo con il rigurgito sulla maglia. Non sei la donna con i cerchi neri sotto gli occhi, la felpa di casa sotto il cappotto, la busta della spesa sotto il carrozzino.

Quel momento arriva, senza strillartelo, ma ti avvisa giorno dopo giorno. Ti lascia indizi, sassolini lungo la strada. Sta a te non essere troppo distratta, non andare troppo di corsa. Perché poi non si torna indietro.

Ti domandi chi fosse quella donna che si abbatteva per il latte che non usciva, per il ciuccio che non voleva dare, per la pappa che con fatica riusciva ad offrire.

Eppure sei tu, quella donna. Una mamma che ha superato il primo stadio della maternità, quello più breve, ma di un’intensità senza pari, che ti lascia con il fiatone, sudata, senza aver capito cosa avesse vissuto.

Anni unici, irripetibili, che ricorderai per sempre come i più belli della tua vita.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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