11 marzo 2026 –
Quando prepariamo un pasto per i nostri figli prestiamo molta attenzione agli ingredienti: scegliamo cibi freschi, controlliamo le etichette e cerchiamo di seguire un’alimentazione equilibrata. C’è però un aspetto che spesso passa in secondo piano: i materiali che entrano in contatto con il cibo.
Pentole, contenitori, stoviglie, pellicole, lattine e utensili fanno parte dei cosiddetti MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto con gli Alimenti). Si tratta di materiali che durante la preparazione, la conservazione o il consumo degli alimenti possono interagire con il cibo.
In condizioni normali questi materiali devono essere sicuri e rispettare normative precise. Tuttavia, quando vengono utilizzati in modo scorretto — ad esempio con temperature elevate o con alimenti particolarmente grassi o acidi — può verificarsi il fenomeno della migrazione, cioè il trasferimento di alcune sostanze dal materiale all’alimento.
Per gli adulti l’esposizione è generalmente minima, ma nei bambini l’attenzione deve essere maggiore. Il loro organismo è ancora in fase di sviluppo e alcuni sistemi di difesa, come fegato e reni, non sono completamente maturi. Questo significa che l’impatto di certe sostanze può essere più significativo rispetto a quello sugli adulti.
I materiali più usati in cucina

Tra i materiali più comuni nelle nostre cucine troviamo plastica, vetro, acciaio inox, alluminio, silicone e carta per alimenti. Ognuno ha caratteristiche diverse e può essere più o meno adatto a determinate situazioni. Solitamente i MOCA (materiali a contatto con gli alimenti) riportano l’immagine di un bicchiere con accanto una forchetta (vedi a lato).
Il vetro è considerato uno dei materiali più sicuri perché è chimicamente stabile e non rilascia sostanze negli alimenti. È particolarmente indicato per la conservazione, soprattutto quando si tratta di cibo destinato ai bambini.
Anche l’acciaio inox è molto stabile e resistente. Per questo motivo è ampiamente utilizzato nelle cucine professionali e nelle mense: se di buona qualità, non altera il sapore degli alimenti e non rilascia componenti nel cibo.
Diverso il discorso per la plastica, che è estremamente diffusa ma richiede maggiore attenzione. Alcune plastiche possono contenere additivi o sostanze che, in particolari condizioni, potrebbero migrare negli alimenti. Per questo motivo è sempre importante verificare se un contenitore è adatto al microonde o al contatto con cibi caldi.
Anche l’alluminio, molto utilizzato in cucina, può reagire con alimenti acidi o molto salati se il contatto è prolungato. Per la conservazione degli alimenti, soprattutto se destinati ai bambini, è spesso preferibile scegliere contenitori in vetro o acciaio.
I MOCA nel dettaglio: i materiali più comuni e cosa sapere
Plastica
È uno dei materiali più diffusi ma anche quello che richiede più attenzione. In alcune plastiche possono essere presenti sostanze come:
- bisfenolo A (BPA)
- ftalati
- additivi plastificanti
LEGGI ANCHE: Come scegliere il biberon: la guida completa
Molti prodotti destinati ai bambini oggi sono BPA free, ma è comunque importante evitare:
- contatto con cibi molto caldi
- utilizzo improprio nel microonde
- contenitori graffiati o usurati
Alluminio
L’alluminio è leggero e conduce bene il calore, ma non dovrebbe essere utilizzato per conservare a lungo alimenti acidi o molto salati, perché potrebbe favorire la migrazione del metallo nel cibo.
Meglio preferire acciaio inox o vetro per la conservazione.
Acciaio inox
È uno dei materiali più sicuri e stabili. È resistente alla corrosione e non rilascia sostanze nel cibo se utilizzato correttamente. Per questo è molto usato nelle cucine professionali.
Vetro
Il vetro è tra i materiali più sicuri perché:
- è chimicamente stabile
- non assorbe odori
- non rilascia sostanze negli alimenti
Per la conservazione degli alimenti dei bambini è spesso la scelta migliore.
Silicone
Il silicone alimentare è molto utilizzato per stampi e utensili. Se di buona qualità e certificato per uso alimentare è sicuro, ma è importante evitare prodotti economici di provenienza incerta.
Pellicola alimentare e cibi caldi: un’abitudine da rivedere
Un gesto molto diffuso nelle cucine di casa — ma anche nei laboratori di pasticceria — è coprire alimenti caldi con la pellicola trasparente. Succede spesso con creme, salse o preparazioni appena cotte, per evitare che si formi la pellicina in superficie.
Tuttavia questa pratica può essere problematica.
Quando plastica, calore e grassi entrano in contatto, aumenta il rischio di migrazione di alcune sostanze presenti nella pellicola alimentare. Il calore può infatti far dilatare il materiale plastico e favorire il rilascio di componenti indesiderati direttamente nell’alimento.
Molte pellicole alimentari riportano chiaramente sul retro della confezione indicazioni come “non usare a contatto con alimenti caldi o grassi”. Eppure questo dettaglio passa spesso inosservato.
Un esempio tipico è la crema pasticcera appena preparata: coprirla immediatamente con la pellicola quando è ancora bollente può aumentare il rischio di migrazione.
Per questo stesso motivo, è sconsigliabile porre cibi ancora caldi o scaldare i cibi al microonde nei contenitori di plastica.
Lattine per alimenti e Bisfenolo A: cosa sta cambiando in Europa
Un altro tema importante riguarda le lattine utilizzate per conservare alimenti e bevande, come tonno, legumi, conserve di pomodoro o bibite.
All’interno di molte lattine è presente un rivestimento protettivo che serve a evitare la corrosione del metallo e a preservare il cibo. Per molti anni queste vernici interne sono state realizzate con resine epossidiche contenenti Bisfenolo A (BPA).
Il BPA è una sostanza chimica utilizzata nella produzione di alcune plastiche e rivestimenti. Numerosi studi scientifici lo hanno classificato come interferente endocrino, cioè una sostanza capace di alterare il sistema ormonale. L’esposizione prolungata è stata associata a possibili effetti su fertilità, metabolismo e sviluppo.
Per questo motivo l’Unione Europea ha deciso di intervenire. Dal 20 gennaio 2025 il Bisfenolo A è stato vietato nei materiali a contatto con gli alimenti, inclusi i rivestimenti interni delle lattine. Le aziende avranno fino a circa tre anni per adeguarsi completamente alle nuove norme.
Durante questo periodo di transizione è possibile che sugli scaffali siano ancora presenti prodotti confezionati prima dell’entrata in vigore del divieto. Non è sempre facile distinguere le lattine più recenti da quelle prodotte in passato, perché l’indicazione non è obbligatoria in etichetta. In alcuni casi, tuttavia, compare la dicitura “BPA free”, che indica l’assenza della sostanza.
Piccole scelte quotidiane che fanno la differenza
La sicurezza alimentare non dipende solo da ciò che mangiamo, ma anche da come conserviamo e prepariamo il cibo.
Preferire contenitori in vetro o acciaio per la conservazione, evitare il contatto tra plastica e alimenti molto caldi, e prestare attenzione alle indicazioni riportate sulle confezioni dei materiali sono accorgimenti semplici ma utili.
Vi lasciamo sotto anche le linee guida della FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) a proposito dei MOCA e dei rischi per la salute nostra e dei nostri figli. Trovate anche la guida completa qui.
Sono piccoli gesti quotidiani che aiutano a ridurre l’esposizione a sostanze indesiderate e a rendere l’ambiente domestico ancora più sicuro per i bambini. Quando si tratta della loro salute, infatti, anche i dettagli possono fare la differenza.





