Aborto: 7 ginecologi su 10 obiettori di coscienza

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Aborto ginecologi obiettori di coscienza

Un diritto, in quanto tale, non deve essere riconosciuto solo sulla carta, ma anche nella pratica.
E, dilemmi etici a parte, anche l’aborto è un diritto e, in quanto tale, dovrebbe poter essere esercitato da qualsiasi donna che, per qualsiasi motivo, decidesse di interrompere volontariamente la propria gravidanza.

Eppure, le cose in Italia non stanno propriamente così: secondo un recente rapporto del Ministero della Salute, riferito agli anni 2013-2014, i ginecologi obiettori di coscienza sono il 70%, con un impennata dal 59%, dato riferito all’anno 2005.
Una notizia che non è passata inosservata, considerato anche il caso peculiare del nostro Paese rispetto agli altri Paesi europei: prima di noi, c’è solo la Polonia. E, giusto per dare un’idea, la percentuale di medici obiettori in Francia è del 3%, in Svezia l’1% e in Germania il 6%.

I motivi alla base delle obiezioni di coscienza dei medici non solo strettamente legati alle convinzioni religiose, anzi. Secondo quanto appreso da diversi studi condotti in materia, la reticenza nell’esercitare l’aborto sarebbe da ricondurre piuttosto all’idea che i medici non vogliono essere associati a concetti negativi e dolorosi, quali quelle di un ginecologo abortista. Idea che, in definitiva, farebbe “fuggire” le altre pazienti e, quindi, ridurrebbe i guadagni.

Dal punto di vista pratico, questo si traduce nella difficoltà per molte donne di poter esercitare un loro diritto in strutture vicine a casa loro; per molte, quindi, l’alternativa è quella o di recarsi in altre Regioni e spendere molti soldi per il viaggio. L’ultima spiaggia sarebbe ricorrere all’aborto clandestino, soluzione che sta riprendendo molto piede, con evidenti pericoli di salute per le donne che decidono di ricorrere a metodi fai-da-te o con l’aiuto di altre figure improvvisate, professionalmente non all’altezza dell’operazione.

Insomma, la questione è delicata e la situazione attuale in Italia non è certo rosea: quello che sarebbe un diritto di ogni donna si traduce sempre più spesso in un azzardo molto pericoloso.

 

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