Malinconie da Mamma: smettere di allattare

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Malinconie da Mamma smettere di allattare al seno

Da cinque giorni ho smesso di allattare al seno.

È stato più facile del previsto, più facile per lui che sembra non si ricordi che cosa facevamo insieme per mesi. Meno facile per me che da cinque giorni non riesco a riprendermi da questo cambiamento.

Grazie all’allattamento al seno per tredici mesi ho condiviso uno dei momenti più intimi con il mio bambino. Mi sono rifugiata in ogni attimo vissuto insieme.

Ricordo ancora il giorno in cui è nato Francesco. Mi hanno tenuto delle ore a riposare da sola per farmi riprendere dal parto e prima di andare in stanza è venuta l’ostetrica che l’ha fatto nascere per darmi alcuni consigli.

“Eleonora, mi raccomando allattalo al seno. I dolori e i sanguinamenti spariscono prima, l’utero si assesta più rapidamente ed è un’emozione bellissima.

L’ho guardata e ho risposto: se riuscirò lo farò.

Non le ho detto che per me sarebbe stato bellissimo, né che avevo paura fosse qualcosa di più grande delle mie capacità di neo mamma. Ero stordita, incredula e incapace di parlare. Non so perché avevo questa insicurezza, ma il mio pensiero era solo uno: lui mi vorrà?.  Avevo sentito di neonati che non riuscivano ad attaccarsi al seno della mamma e non so, c’era quella strana sensazione che arrivato il mio momento, il nostro momento insieme potevamo non farcela. Io potevo non farcela.

I primi giorni ho allattato Francesco con molta inconsapevolezza, sperduta e insicura di tutto. Non mi sentivo il latte, non capivo nulla. Mi dicevano che la montata sarebbe arrivata anche al quinto giorno e io, che di solito non credo alle cose fin quando non le provo sulla mia pelle, non mi capacitavo di questo miracolo della natura, di come potevi avere un momento il colostro e subito dopo il latte.

Poi la magia è arrivata anche per me tra dolori (tanti, tantissimi) ed emozioni contrastanti. Mia madre non mi aveva preparato al malessere che si prova allattando il primo periodo (Perché mamma non mi hai detto niente dopo aver allattato quattro figli?) e io mi sono ritrovata catapultata in un vortice di sensazioni troppo forti per la debolezza di quel momento.
La voracità di Francesco, i ritmi serrati giorno e notte, il caldo torrido dell’estate.
E le innumerevoli visite per vedere il bambino. I rigurgiti continui. Gli acciacchi del post parto ancora presenti.

Poi all’improvviso il forte dolore si è sostituito alla bellezza dell’allattamento al seno. Senza un motivo. Senza avvisarmi.

Questi tredici mesi sono volati così. Con una me mamma che è diventata una neonata insieme al suo bambino per assaporare ogni nuova esperienza. Con una me mamma che si è sentita grata alla natura per questa profonda gioia con il proprio figlio che crea un legame indissolubile. Che mi ha fatto sentire utile per lui. Che mi ha aiutata a capire, conoscere, avere consapevolezza.

E  pur sapendo che l’allattamento al seno è una cosa del tutto soggettiva su cui non si possono fare paragoni, per me allattare Francesco è stata una delle gioie più belle di questo nostro anno insieme. E oggi che la nostra avventura è terminata, dopo avergli tolto anche la sua consolazione notturna, accolgo questa malinconia senza sorrisi.
Perché non avere più il nostro momento insieme prima di andare dormire significa ammettere che è diventato grande. Che può camminare a piccoli passi 20. Che può tendermi sempre la manina per stare vicini ma per essere affianco e non l’uno dentro l’altro.

Tra noi non si è spezzato nessun legame, Francesco non mi vuole meno bene. Ma per me è cascato un castello di carta che aveva nascosto delle emozioni impossibili da rivivere.

E allora ho capito che l’allattamento al seno è come una terapia per una mamma chioccia come me. Un bellissimo mondo fatto di carezze accennate ma godute e sentite fino all’ultimo tocco.
Un’esperienza così forte e piena che ti coinvolge talmente tanto al punto da renderti triste quando poi non ce l’hai più.


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http://www.sonounamamma.it/

Mi chiamo Eleonora, sono copywriter per lavoro e colleziono parole per raccontare emozioni. Quando non scrivo per professione sono una mamma blogger che ama condividere con la rete il diario virtuale che farà leggere a Francesco quando sarà grande. Leggo per viaggiare con la mente e sognare, sorrido alla vita per non smettere mai di sperare.

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