I Gruppi WhatsApp dei Genitori: il male del mondo?

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Sulle chat di classe si può dire il peggio del peggio. Io, lo ammetto, sono stata contraria dal principio, sino a quando mi ci sono trovata, pochi giorni dopo l’inserimento di mia figlia alla scuola materna.

Eppure, lo confesso, c’è del buono.

Le chat di classe: questo infernale girone dantesco che ci vede tutte mamme cattive, inferocite contro gli insegnanti, tutte bulle dei figli degli altri, autrici indefesse di messaggi inutili, sterili, lunghi, a raffica, come se nessuna avesse null’altro da fare.

Le chat di classe – e te pareva- sono il nuovo luogo in cui ci dipingono, in quanto mamme, come persone piene di difetti: in soldoni, non abbiamo nulla da fare se non chattare, appunto, scambiarci emerite minchiate, offendendo, se possibile, professori e alunni problematici.

Ora, vi dico come la vedo io.

Le chat di classe, come ogni cosa al mondo, sono strumenti che, a seconda di chi li usa, raggiungono in modo efficace ed efficiente il proprio fine (snellimento degli avvisi, comunicazioni urgenti, introduzioni di rapporti fra genitori) o portare al cazzeggio più o meno brutale. Facebook docet.

Se fosse dipeso da me, avrei scelto un altro tipo di comunicazione: un bel giro di mail e via. Uno strumento più formale, che limita interventi superflui e, in genere, tiene più alto il livello di educazione e garbo. Anche perché dovremmo sceglierei noi, liberamente, a chi dare il nostro numero personale di telefono, o sbaglio?

Premesso questo, per ora, da quando sono nella chat, non mi sono mai trovata male. Mai sopraffatta da centinaia di messaggi o immagini, le comunicazioni sono sempre state essenziali, educate. L’ho silenziata, ad ogni modo, e la guardo a fine giornate. Non è mai stata intasata, mai sgarbata.

È una chat educata e funzionale, probabilmente, perché sono coinvolte mamme educate che badano al sodo. Questo lo apprezzo e mi fa vedere il buono della chat di classe.

Esiste, allora, quell’altro genere di whatsapp? Quel posto in cui si bullizza come conditio sine qua non?

Non ho dubbi e ne ho paura. Prima o poi potrei finirci dentro anche io. E, in quel caso, la fuga forse è d’obbligo.

Nel frattempo, sperando in un destino migliore, io direi che un problema attuale c’è (anche nelle chat migliori):

Le chat sono, quasi sempre, delle mamme. Eppure sono chat di classe, l’oggetto è la scuola, non la questione femminile.

Ecco, la presenza dei papà langue, perché?
La scuola è un affare di tutti. E questo è un piccolo segnale da cui appare la solita questione di compiti iniquamente distribuiti.

E da voi come sono le chat?


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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