Il tempo (negato) di cui avremmo bisogno dopo il parto

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Ci vuole tempo. Tempo che non ci prendiamo. Tempo che ci negano e che nessuno ci racconta.

Nove mesi in grembo e chissà quanti altri nella nostra testa, nei nostri sogni. Nove mesi di attesa ad immaginare ma non solo. Mesi di analisi, ecografie, crampi, nausee, stitichezza, cefalee, mal di schiena, sciatiche, insonnia.

Poi arriva il parto. Alcuni durano una vita, altri sono un lampo.

Ci mettono nostro figlio fra le braccia e sembra che sia tutto finito.

Sembra che siamo pronte. Semmai, l’unica ostilità potrebbe essere l’allattamento che non parte oppure qualche ragade ai capezzoli. Eppure c’è tutto il resto.

Un resto non raccontato, non tramandato. Un resto che avrebbe bisogno del suo tempo per essere affrontato e digerito. Capito.

Il nostro corpo è cambiato e avrebbe bisogno di noi.

Siamo spossate, stanche, abbiamo ferite. Si, anche quelle che si sussurrano perché non sta bene parlarne.
Abbiamo difficoltà a stare sedute. Camminiamo un po’ strane, con le gambe leggermente aperte.

Sono tante le cose che custodiamo in silenzio e che viviamo come tabù.

Io, ad esempio, ogni mattina dopo il parto, dovevo somministrami un medicinale, facendomi delle punture sulla pancia.

Avevo predisposto un foglio e lo avevo attaccato al frigorifero. Una tabella con le cose da prendere: mettevo una X per segnare l’antidolorifico, la puntura, la tachipirina, il ferro. Perché la vita scorreva senza darmi una pausa e, nel frattempo, avevo una neonata da accudire ed una bimba piccola che richiedeva le mie attenzioni. La testa era sempre in moto come il mio corpo.

Abbiamo bisogno di tempo per noi. Per le emozioni che sono schegge impazzite. Viviamo fra strilli, pianti, colichette, rigurgiti, notti ad intermittenza.

Abbiamo bisogno di tempo per cercare un nuovo equilibrio a tre, o a quattro e così via. Perché c’è anche un padre, che fino a ieri era solo un compagno di vita, con il quale capirci in un nuovo modo. E dobbiamo trovare un nuovo equilibrio che sia famiglia e non più solo coppia.

Poi c’è chi è già alle prese con il rientro al lavoro, chi è in ansia perché sa che sarebbe incompatibile con la nuova vita, chi non sa cosa fare, chi si mette a cercare qualcosa di diverso.

La testa non è con noi in quel momento. E’ distratta. Il corpo vorrebbe attenzioni, noi non gli badiamo.

Ci vuole tempo, alle volte. Un tempo di cui tutti tacciono, un tempo che ci negano e che noi, per prime, non ci concediamo.

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