Cos’è una cisti del corpo luteo?

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Durante un regolare ciclo mestruale, dopo l’ovulazione il follicolo collassa e forma il cosiddetto corpo luteo, ovvero una ghiandola endocrina costituita da un ammasso di piccole cellule giallastre e per questo denominato anche corpo giallo. La sua attività è esclusivamente endocrina e determina l’abbassamento degli estrogeni, che raggiungono il picco durante l’ovulazione, e il contemporaneo innalzamento del progesterone, ormone presente durante la gravidanza. Il corpo luteo, passate circa due settimane dall’ovulazione e in assenza di fecondazione, si distrugge autonomamente, dando origine a quel fenomeno denominato luteolisi e dando luogo alla mestruazione.

Se il corpo luteo non va incontro al fisiologico processo di disgregazione, creando delle sacche che si riempiono di materiale liquido sieroso o di sangue, si parla di corpo luteo cistico o cisti luteinica.

In gestazione, il corpo luteo deve permanere per garantire la corretta produzione di progesterone, indispensabile affinché il feto venga nutrito fino alla completa formazione della placenta.

In condizioni regolari, il corpo luteo inizia a ridursi dopo sei, sette settimane dall’ultimo ciclo mestruale e conclude la sua attività endocrina verso la decima settimana dalla fecondazione.

In alcune donne, però, il corpo luteo permane oltre il tempo stabilito, trasformandosi in cisti; a questo punto le conseguenze possono essere essenzialmente due: se l’attività luteinica è compromessa dalla cisti, inficiando la produzione di progesterone indispensabile nelle prime fasi della gravidanza, si può incorrere in un’interruzione della stessa; se, invece, il corpo luteo adempie regolarmente alle sue funzioni malgrado la cisti, la gravidanza procede senza alcun intoppo e saranno solo necessarie ecografie più frequenti, fino alla sua scomparsa che avverrà spontaneamente nel secondo trimestre.

La maggior parte delle volte le cisti luteiniche non danno alcuna sintomatologia e nella maggioranza dei casi si riassorbono spontaneamente; altre volte, invece, possono comparire sintomi che rappresentano il primo campanello d’allarme, soprattutto legato all’aumento delle dimensioni della cisti.
Il mancato riassorbimento e il suo ingrandimento, possono provocare principalmente fastidi pelvici, mestruazioni dolorose ed irregolari, fino a nausea, vomito, febbre, emorragia vaginale e forte dolore addominale in caso di rottura della cisti.

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