Ai papà interessa davvero la parità?

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In Spagna, il congedo parentale è della medesima durata, per i papà e per le mamme. Tutt’altro che un dettaglio è che il congedo non sia cedibile: non è l’ennesima legge approvata per accontentare una parte dell’elettorato e che nasconde un trucchetto ai danni delle donne, o parole retoriche senza significato, ma un fatto, con le lettere maiuscole.

In Spagna, del resto, è normale dare a figli il cognome di entrambi i genitori, mentre qui, a parte che è cosa rara, sino a pochissimi anni fa, bisognava fare una richiesta al prefetto, spiegandone anche le ragioni.

Potremmo mettere il carico da mille, citando anche statiche che dimostrano quanto siano le donne ad aver subito il danno economico e professionale, avendo perso il lavoro, a causa del periodo pandemico, molto di più dei maschi.

Potremmo dire questo e tante altre cose, eppure, se ce le diciamo solo fra noi donne, senza che anche gli uomini facciano la loro parte, si mostrino parte attiva, potrebbe non cambiare mai nulla.

I papà, del resto, sono vittime anche loro (seppur in misura molto diversa) di questo sistema malato, perché, se le loro compagne non trovano un lavoro, per il fatto di essere madri, potrebbero dover lavorare di più, per garantire il meglio ai propri figli.

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Banalmente, se a loro non è garantito un periodo congruo, per le nascite o le adozioni, dovranno prendersi permessi e ferie, per aiutare la famiglia, se fosse necessario.

Per non parlare del fatto che un uomo che vuol bene alla propria compagna e la vede rinunciare alla propria carriera perché nessuno le dà la possibilità che merita, per età e/o per status, dovrebbe essere fortemente dispiaciuto.

Eppure, il fatto che troppi non parlino, come se non fosse cosa loro, la dice lunga.

La dice lunga sul fatto che gli uomini, ed anche i papà, non sentano questi come propri problemi.

Sul fatto che, in fondo, il congedo così come è, a loro sta anche bene. Che, nonostante abbiano figlie, a cui augurino il meglio e facciano frequentare, con sacrificio economico rilevante, le migliori scuole per assicurare il migliore dei futuri, non facciano nulla per mettere le basi a quel futuro.
Dimenticano che il merito, oggi, per le donne, non è sufficiente, e non lo sarà fino a quando la barriere in entrata è l’ essere una potenziale macchina per fare figli. Anche se i figli rimangono piccoli per poco. Anche se i figli, non li fai, alla fine.

Alcuni sembrano stare dalla “nostra parte”, eppure si eclissano quando c’è la riunione di scuola, l’elezione del rappresentate di classe, l’appuntamento dal il/la pediatra.

Uomini, papà dove siete? A parole dove state? A fatti dove state?

Il problema femminile vi riguarda, perché viviamo sullo stesso pianeta. Perché avete sorelle, amiche e figlie.

Mamme, dove siamo?
Se parliamo ancora del mio maschietto e della tua femminuccia, rimarcando atteggiamenti, inclinazioni diverse, anche lì dove non sono affatto visibili, solo per il genere di apparenza!
Non arrendiamoci. Non scoraggiamoci. Non aspettiamo che ci pensi qualcun altro. Perché ai nostri figli dobbiamo pensarci noi o nulla cambierà.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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