Nati in provetta: prodotti da supermercato?

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Stephanie Raeymaekers, una donna belga nata in provetta 37 anni fa, oggi rivendica i diritti di tutti i bambini che, come lei, non potranno mai conoscere l’identità del proprio padre biologico, dovendo rinunciare, di fatto, a un pezzo della propria storia. La Raeymaekers, inoltre, non esita a equiparare i bimbi nati in provetta a prodotti da supermercato, cui è negata la possibilità di conoscere le proprie radici.

Una canzone del cantautore modenese Francesco Guccini recita così: “E te li senti dentro quei legami, i riti antichi e i miti del passato e te li senti dentro come mani…”. Il titolo della ballata, “Radici”, è piuttosto evocativo e fa riferimento all’imprescindibile desiderio di ciascun individuo di appartenere a un luogo, di “conoscere” i propri avi e di sentire che il proprio presente sia frutto di memorie e di ricordi.

Le parole della Raeymaekers, per certi versi, intendono sottolineare proprio il pensiero espresso da questa poetica canzone: ovvero il diritto di ogni essere umano di conoscere il proprio passato e i propri antenati. Dopo aver vissuto una tranquilla esistenza in una famiglia borghese, Stephanie, all’età di 25 anni, ha scoperto di essere figlia non del padre che le ha dato il cognome, bensì di un donatore anonimo scelto presso la banca del seme. A causa della sterilità del padre, infatti, entrambi i genitori hanno deciso di optare per la cosiddetta fecondazione eterologa, ovvero il procedimento clinico per cui gli ovuli materni vengono fecondati in vitro con il seme di un donatore.

Acquisita questa consapevolezza, Stephanie è stata assalita da una serie di domande cui non è riuscita a rispondere: chi è il mio vero padre? È ancora in vita? In cosa gli somiglio? Ho fratelli e sorelle? D’altra parte la giovane donna oggi ha la sensazione di essere non il frutto di un amore tra un uomo e una donna, ma piuttosto un prodotto acquistato al supermercato. Proprio per questo motivo i rapporti all’interno della sua famiglia si sono incrinati: Stephanie non ha mai accettato che per 25 anni i suoi genitori le abbiano mentito.

In virtù del disagio che ha vissuto e che continua a vivere, oggi la trentasettene ha deciso di fondare un’associazione che si batte per i diritti di tutti gli individui nati dalla fecondazione eterologa.

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