Contrastare la violenza ostetrica: ecco come!

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Contrastare la violenza ostetrica

#BastaTacere: il primo passo contro la violenza ostetrica

Grazie alla campagna social #bastatacere il problema della violenza ostetrica in sala parto è divenuto un tema sempre più dibattuto e popolare, rendendo le future mamme sempre più consapevoli dei propri diritti e di quali siano le pratiche improprie messe in atto dal personale sanitario. Vediamo di seguito come è possibile difendersi al meglio dal tentativo di eccessiva medicalizzazione del parto e dagli abusi perpetrati in sala parto.

In primo luogo va detto che sin dagli anni ottanta l’Oms ha diffuso delle linee guida cui i punti nascita avrebbero dovuto attenersi in fase di travaglio, di parto e di post-partum. In particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di evitare, in assenza di una reale esigenza clinica, le seguenti pratiche:

  1. clistere
  2. depilazione
  3. somministrazione di ossitocina per velocizzare il travaglio
  4. episiotomia (incisione chirurgica del perineo per facilitare il parto)
  5. manovra di Kristeller
  6. taglio precoce del cordone ombelicale
  7. rottura delle membrane
  8. separazione di mamma e figlio

Ciascuna di queste procedure può essere a buon diritto classificata come medicalizzazione impropria del parto (un vero e proprio abuso!), la quale aumenta il rischio di rendere indispensabile il taglio cesareo, che risulta, invece, evitabile quando ci si attiene a modalità assistenziali meno invasive.

La necessità di rispettare la volontà della partoriente

Alla futura mamma deve essere necessariamente riconosciuto il diritto di vivere il parto come meglio crede: deve avere la possibilità di ricorrere all’anestesia epidurale (cosa che non sempre è possibile nei punti nascita italiani), di optare per un parto in acqua e di assumere la posizione che più le è consona sia durante il travaglio che durante il parto.

Se l’esperienza del parto viene vissuta come un trauma

La mancanza di rispetto e di umanità da parte del personale sanitario nei confronti della partoriente, un’informazione parziale e insoddisfacente e il ricorso a pratiche inopportune e invasive trasformano il parto, che dovrebbe essere una delle esperienze più intense ed emozionanti della vita di una donna, in un brutto incubo. Al fine di evitare una siffatta situazione è fondamentale, denunciare, informarsi e gridare a gran voce: “Basta  alla violenza ostetrica!”

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Travaglio e parto

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