Alimentazione in gravidanza: uno studio associa la dieta del primo trimestre alla crescita fetale

In 938 gravidanze, uno studio italiano ha osservato un’associazione tra aspetti nutrizionali valutati nel primo trimestre e traiettoria di crescita fetale successiva, soprattutto nei feti maschi.

04/09/2026

Le abitudini alimentari materne valutate nel primo trimestre potrebbero essere associate alla velocità con cui il feto cresce nelle fasi successive della gravidanza. A indicarlo è uno studio italiano condotto su 938 donne sane e pubblicato sul British Journal of Nutrition: attraverso ecografie ripetute, la ricerca ha seguito l’andamento della crescita dal secondo al terzo trimestre, osservando differenze soprattutto nei feti di sesso maschile.

Come è stata analizzata la crescita fetale

Il progetto, longitudinale e multicentrico, è stato coordinato da Irene Cetin, docente di Ostetricia e Ginecologia dell’Università Statale di Milano e direttrice della Struttura complessa di Ostetricia del Policlinico di Milano. Le partecipanti sono state reclutate in 24 centri ostetrici italiani; il progetto è stato sostenuto in parte con fondi del PNRR.

Nel primo trimestre le abitudini alimentari e alcuni indicatori dello stato nutrizionale sono stati valutati con il punteggio SIMPLE, una checklist di screening composta da 10 domande con risposta sì o no. Tra gli aspetti considerati figuravano il consumo di almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura, la presenza di cereali integrali, carne e pesce, l’esposizione alla luce solare e un livello di emoglobina superiore a 110 g/L nel primo trimestre.

I ricercatori hanno poi collegato queste informazioni alle misurazioni ecografiche eseguite nel corso della gravidanza. L’obiettivo non era osservare soltanto il peso alla nascita, ma la traiettoria e la velocità di crescita nel tempo.

Una traiettoria più piatta con minore aderenza agli aspetti esaminati

Nel gruppo di gestanti la cui alimentazione risultava meno aderente ai criteri valutati dal punteggio SIMPLE, i feti hanno mostrato una crescita ponderale più lenta con l’avvicinarsi del terzo trimestre. La curva risultava quindi più piatta rispetto a quella osservata nel gruppo con maggiore aderenza agli aspetti nutrizionali esaminati.

Il risultato è emerso anche tenendo conto dell’indice di massa corporea prima della gravidanza, indicato come IMC pre-gestazionale. Per gli autori, seguire la velocità di crescita attraverso più ecografie può offrire informazioni diverse rispetto al solo peso rilevato al parto, che rappresenta invece il risultato finale della gestazione.

L’associazione è stata osservata soprattutto nei feti maschi. Una possibile spiegazione proposta dai ricercatori è che possano privilegiare la crescita immediata rispetto alla formazione di riserve placentari, risultando così potenzialmente più sensibili a variazioni dello stato nutrizionale materno. Si tratta però di un’ipotesi da approfondire.

Che cosa indicano i risultati e quali sono i limiti

Il lavoro suggerisce che le abitudini alimentari del primo trimestre possano essere collegate a cambiamenti successivi nella crescita fetale, anche quando altri indicatori nutrizionali vengono considerati. Il punteggio SIMPLE viene presentato dagli autori come uno strumento rapido per individuare possibili carenze e orientare una valutazione più mirata.

Essendo uno studio osservazionale, la ricerca descrive un’associazione tra alimentazione e traiettoria di crescita, ma non dimostra da sola un rapporto diretto di causa-effetto. Inoltre, il risultato relativo alla maggiore evidenza nei feti maschi resta un’osservazione da verificare con ulteriori ricerche.

Il punto centrale dello studio è quindi il confronto tra due prospettive: il peso alla nascita restituisce una misura finale, mentre le ecografie ripetute dal secondo al terzo trimestre permettono di osservare come evolve la traiettoria di crescita. Questo andamento, rilevato in relazione agli aspetti nutrizionali valutati nel primo trimestre, non dimostra che l’uno determini l’altro.

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