Trauma da parto, una stima indica oltre 15mila donne senza diagnosi nel Regno Unito

Applicando una stima di prevalenza ai nati in Inghilterra e Galles, Megan Foreman calcola circa 29mila possibili casi di TEPT dopo il parto. Oltre 15mila donne nel Regno Unito potrebbero non ricevere diagnosi e assistenza specialistica.

03/09/2026

Un’analisi condotta da ricercatori della University of East Anglia stima che il disturbo da stress post-traumatico (TEPT) dopo il parto possa interessare migliaia di donne e restare spesso non riconosciuto dai servizi sanitari.
Lo studio, pubblicato sul British Journal of General Practice, richiama l’attenzione sulle difficoltà di individuazione del disturbo nei controlli dopo la nascita.

Il calcolo basato sui nati in Inghilterra e Galles

Gli studi esaminati nell’analisi riportano una prevalenza del TEPT dopo il parto compresa fra il 5% e il 5,9%. Megan Foreman, medico di base della Norwich Medical School e autrice principale, ha applicato la soglia più bassa ai 585.396 nati registrati in Inghilterra e Galles nel 2025: la proiezione è di circa 29.269 donne che potrebbero aver sviluppato il disturbo.

Non si tratta di un conteggio individuale delle diagnosi né di una rilevazione estesa automaticamente a tutto il Regno Unito. Inoltre, il calcolo non comprende alcune esperienze di perdita durante la gravidanza o dopo il parto. Per questo Foreman ritiene che la proiezione possa essere più alta.

Considerando la quota di donne che riceve una diagnosi adeguata e l’assistenza specialistica attraverso l’NHS, Foreman stima che nel Regno Unito oltre 15mila donne possano convivere con un trauma da parto senza aver ottenuto riconoscimento e cure specialistiche.

Sintomi e difficoltà nel riconoscimento

Il disturbo può comparire dopo complicazioni, interventi o situazioni di emergenza, ma anche dopo una gravidanza o un parto senza complicazioni rilevanti. Fra i sintomi riportati figurano ricordi intrusivi, incubi, ansia e pensieri negativi persistenti. Secondo l’analisi, questi segnali possono essere confusi con la depressione post partum, orientando la valutazione verso una condizione diversa.

Le linee guida del NICE affrontano il trauma ostetrico, ma i ricercatori dell’University of East Anglia rilevano la necessità di una formazione pratica che aiuti i medici di base a valutare rischio e gravità del disturbo e a individuare quando sia necessario l’invio a un servizio specialistico.

Le possibili ricadute nelle gravidanze successive

Quando il problema non viene riconosciuto, alcune donne potrebbero cercare ripetutamente rassicurazioni mediche, mentre altre potrebbero evitare il contatto con i servizi sanitari anche in una gravidanza successiva. Foreman segnala inoltre che l’esperienza precedente può influenzare le scelte sul parto: possono emergere richieste di cesareo programmato in fase avanzata, il rifiuto di cure raccomandate o la scelta del parto in casa anche in gravidanze ad alto rischio.

Per i ricercatori, il nodo concreto riguarda quindi i controlli postnatali: servirebbero strumenti di valutazione più pratici per i medici di base e percorsi più rapidi verso l’assistenza specialistica.

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