Quando le foto alle mamme (con i bambini) diventano importanti

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Di quando io ero bambina, della mia primissima infanzia, ricordo di avere almeno due album pieni di foto. Quei volumi dalle tantissime pagine che ormai quasi non si vedono più, avete presente?

Alcuni ricordi importanti, di quando ero piccola, sono immortalati in fotografie incollate su quelle pagine. Con data, luogo e soggetti ripresi, un po’ come oggi facciamo la geolocalizzazione, i tag e company.

Ricordo quando i miei compravano i rullini e quando li portavano dal fotografo perché venissero sviluppati. Di quella settimana di trepidazione …. “Come saranno venute?”.

Un’epoca che non esiste più, perché raramente stampiamo le foto, e raramente scattiamo le foto che ritraggono i momenti davvero topici. Strano, eh, per essere nell’era della condivisione sui social anche del più piccolo starnuto.

La cosa buffa, infatti, è che nonostante siamo sempre con un cellulare in mano, di certi occasioni speciali non abbiamo molte foto, soprattutto non ne abbiamo di stampate.

Io non sono un tipo che adora immortalare tutto, confesso: a mio parere, sarebbe meglio vivere di più gli attimi, che star lì, come belle statuine, a farsi fotografare.

Premesso questo, credo che di certe situazioni, tipo il primo giorno di scuola, la coccola speciale, la prima volta al mare etc, conservare un ricordo da mostrare loro, quando saranno grandi, è un dono che non ha prezzo.

E così che, su questo fronte, mi trovo d’accordo con alcune mamme che rimproverano i papà di non fotografarle spesso con i propri bimbi. Mamme che vorrebbero avere più ricordi da tramandare nel futuro, un po’ come li abbiamo noi da bambine.

Mamme che lamentano una certa disattenzione dei papà, verso un presente che, con i bimbi, diventa subito passato: loro crescono in fretta e il ricordo non immortalato oggi non si può recuperare domani.

Mamme che dicono, dai papà, faccela una foto, ma non per egocentrismo o per necessità di mettertela sui social, ma proprio per custodire un momento prezioso, che oggi sembra piccolo piccolo, quasi banale, ma prestissimo diventerà l’oggetto di una narrazione. Di un “ti ricordi di quella volta che io e te … aspetta, ti faccio anche vedere la foto”.

Ecco, quell’immagine che, nelle loro pupille, sarà chiara una volta stampata.

Non sono una fotografa compulsiva, lo sanno pure i muri e i mattoni sanno anche il perché. Però, lo ammetto, certe foto sono importanti e allora si, fatele ai vostri figli, alle loro mamme, dai, papà.

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L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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