Prematuri e “vicini di incubatrice”: 6 anni dopo si ritrovano nella stessa scuola elementare

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silvia.migl@peppereppe.com'

Matteo, Giorgia e Alberto sono stati vicini di incubatrice e dopo 6 si sono incontrati alla scuola elementare. Ecco la loro storia.

La storia di Matteo e dei gemelli Giorgia e Alberto: nati prematuri all’ospedale di Niguarda

Un percorso di vita iniziato con enormi difficoltà e percentuali di sopravvivenza limitata. È questa la vicenda che ha visto come protagonisti Matteo e i due fratelli gemelli Giorgia e Alberto, nati all’ospedale di Niguarda sei anni fa.

Matteo pesava solo 550 grammi, mentre Giorgia 774 grammi e Alberto 800 grammi, nati prematuri con tre mesi di anticipo e sopravvissuti grazie alle incubatrici, situate una vicina all’altra, dato che le nascite sono avvenute a distanza di qualche ora.

Un percorso complicato che ha determinato anche la creazione di un legame tra le famiglie che trascorrevano vicino ai piccoli intere giornate.

Compagni di incubatrice si ritrovano nella stessa scuola elementare

Oggi a distanza di sei anni i tre bambini sono in piena salute e la loro storia continua ad essere strettamente connessa, dato che il destino ha voluto farli incontrare di nuovo alla scuola elementare “La Zolla” nella prima elementare.

Un evento che si è realizzato un po’ per casualità, ma soprattutto per la volontà da parte dei loro genitori di volerli far crescere mantenendo un legame nei vari anni e frequentando il loro primo approccio agli studi insieme. Infatti Matteo e Giorgia si sono ritrovati nella stessa aula, in cui è presente anche un altro bambino, Vincenzo nato anche lui prematuro, mentre Alberto, l’altro gemello è nella classe a fianco.

Quella di Matteo, Giorgia, Albero e di Vincenzo sono storie che oggi possiamo raccontare per l’evoluzione da parte della neonatologia italiana, che negli ultimi 10-15 anni ha avuto enormi sviluppi al livello di altri Paesi.

Un miglioramento nel modo di approcciarsi ai bambini nati prematuri che non solo offre l’opportunità ai bambini di sopravvivere, ma anche di intervenire con un netto miglioramento dal punto di vista neurologico.

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