Maternità surrogata: di cosa stiamo parlando?

Uno degli argomenti di attualità in questo periodo riguarda la maternità surrogata o, come viene altrimenti chiamata, gestazione per altri, in maniera forse un po’ più chiara; in modo ancora più esplicito, possiamo ricorrere al termine utero in affitto.

Dunque, nella maternità surrogata c’è una donna che mette a disposizione il proprio corpo per portare avanti una gestazione per conto di un committente, che può essere un single o una coppia, sia etero sessuale che omosessuale.

Ci sono diversi tipi di surrogazione: da una parte possiamo avere che la donna che porterà in grembo il bambino può essere la madre biologica del bambino, cioè la donna che ha donato il proprio ovulo, inseminato artificialmente con il seme del committente, è la stessa che conduce la gestazione; dall’altra, la donna può solo “occuparsi” della gravidanza, essendo l’embrione fecondato in vitro sia con gameti dei committenti che di donatori esterni.

La maternità surrogata in Italia è oggi vietata, anche se una recente pronuncia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha aperto un nuovo scenario, accogliendo la richiesta di una coppia di italiani che voleva riconoscere lo status di figlio al bambino nato da una madre surrogata russa.

La maternità surrogata è vietata anche in Francia, Germania, Spagna e Finlandia. Altri Paesi, come il Belgio, ad esempio, la riconoscono sia pur imponendo un legame biologico fra il bambino e i genitori legali, mentre in Grecia è consentita, a patto che sia la madre surrogata che la madre committente risiedano nel Paese.
È possibile anche nel Regno Unito, ma la madre surrogata porta avanti la gravidanza a titolo gratuito.

Ben diversa la situazione oltre oceano: negli States e in Canada ci sono delle regolamentazioni molto dettagliate in materia, con agenzie specializzate nel settore, e, nel solo 2014, negli States sono nati oltre 2mila bambini da una madre surrogata; sono ammessi anche committenti omosessuali.

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