Il Figlio Unico e la Famiglia Numerosa

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Un tempo nelle famiglie c’erano tantissimi figli. Un tempo si viveva con meno. Meno soldi, meno istruzione, meno capricci, meno ambizioni.

Un tempo i figli formavano una catena di montaggio. Ci sia aiutava tutti: dal rifare i letti, ad apparecchiare la tavola, a sistemare la casa. Tutti si passavano gli stessi vestiti, facendo qualche accorgimento in base alla stagione, alla corporatura, al sesso.

Oggi le famiglie sono assai diverse nelle abitudini, nelle ambizioni, nel numero dei figli.

Si fanno meno figli perché, in genere, ci sono pochi soldi e ancor meno certezze. Perché i primi figli arrivano tardi e perché, alle volte, non si riesce, pur volendo, a procreare di più.

Essere figli unici è uno svantaggio, è meno bello rispetto a vivere in una famiglia numerosa?
Me lo sono domandata molte volte, prima di aspettare la prima e prima che arrivasse la seconda.

Da ragazza, avevo amici che erano figli unici e che mi sembrava avessero sempre una marcia in più. Avevano più amici, erano più intraprendenti. Quel genere di persona che fa subito amicizia, che è più spigliata, che esce sempre.

Probabilmente era solo carattere, ma io ho sempre attribuito a quello, anche il fatto di non essersi adagiati sulla presenza di un fratello/sorella a casa.

La maggioranza di noi aveva un solo fratello o una sola sorella. La dinamica mi sembrava sempre la stessa.

I figli minori crescevano sulle orme dei primi. Erano sempre i fratelli o le sorelle di quelli che andavano bene ( o male) a scuola, che avevano successo (o meno) con le ragazze o con i ragazzi, nello sport, insomma vivevano in un’aspettativa perenne. Da parte degli amici, della famiglia, o della scuola.

I maggiori avevano, invece, il compito di spianare, mal volentieri, la strada. Dovevano portare con sé i più piccoli alle feste, in cortile e così via.

Meno erano gli amici che vivevano in famiglie numerose. Lì vigeva ancora la catena di montaggio di altri tempi. C’era sempre molta differenza di età fra il maggiore ed il minore e questo mi piaceva un sacco e mi sembrava che tutti avessero in comune qualcosa con i figli unici. Ognuno faceva una vita a sé, fuori. Forse perché la folla in casa annoiava o perché si cercava una propria identità o semplicemente per alcune notevoli differenze di età.

Me lo sono domandata alcune volte, quanti figli avrei voluto e sono giunta a due conclusioni.

La prima è che non sempre si può decidere. Un po’ come l’avere o meno dei figli, non è sempre frutto di una scelta.

L’altra è che non esiste un meglio o un peggio. Uno svantaggio o degli svantaggi. Perché non tutte le famiglie sono uguali, non tutti i figli sono uguali e non tutti contesti sono uguali.

Insomma, dipende, come per la maggioranza delle cose al mondo.

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L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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Commenti

  • Io posso dirti che da figlia unica ho sofferto parecchio…. avevo amici uscivo non mi mancava niente, anzi forse mi mi mancava la spalla su cui poter contare E quando ci siamo sposati e mio marito abbiamo cominciato a pensare a una famiglia (lui ha quattro fratelli) è stato quasi una scelta spontanea è vero che non siamo noi a scegliere però se non avessimo potuto avere figli avremmo scelto l’adozione Adesso vedo che tra i miei figli che sono 6 c’è un rapporto che è stupendo questo non vuol dire che non litighi No però sono l’uno la spalla dell’altro e questo per me è veramente il dono più grande

    veronicaalberti@outlook.it' Veronica 23 Maggio 2019 11:37 Rispondi

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