Primogenito Versus Secondogenito

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primogenito vs secondogenito

I figli sono tutti uguali ai nostri occhi. Li amiamo in modo viscerale, senza riserve e nello stesso modo. Non ci sono differenze. Non c’è uno che valga più di un altro.

Quando arriva il secondo figlio, l’amore raddoppia, non si divide. Quante volte avete sentito questa frase? Certo, non si può confutare.

Ma cosa succede quando, davvero, in modo definitivo, notte dopo notte, mette radici il secondogenito (o pure il terzo e così via)?

Il delirio. Ve lo dico io.

Solo per fare degli esempi, perché di cose da scrivere ce ne sarebbero parecchie.

Il primogenito

Hai una lista nomi lunghissima, tutti bellissimi, tutti importanti. La scelta del nome giusto diventa oggetto di grandi discussioni. In coppia. In famiglia. Con gli amici. Si fanno riffe, scommesse. Insomma, nulla sembra più importante ed urgente di questa decisione da prendere.

A quattro mesi dal parto, hai già comprato la sua nuova cameretta, in stile rigorosamente svedese. Possibilmente, alcuni pezzi della culletta sono di vero tronco svedese. Si vedono mamme incinte, nei grandi parchi di Stoccolma, mentre abbattono gli alberi, per fare accessori da mettere in ogni dove.

Per il giorno del parto, hai comprato tanti di quei body e copertine, da poter mettere sù una catena di negozi, con sedi in ogni parte del mondo.

A neanche pochi giorni dalla nascita, fra ciò che hai comprato tu e quello che ti hanno regalato, il piccolo Budda ha vestiti da qui a quando starà allo ospizio. Autunno-inverno e Primavera-Estate. Tutte le collezioni, insomma.

Ogni febbre, vaccino, colpo di tosse, singhiozzo, “aprimento e chiudimento” di palpebra è la F I N E. Chiami la Croce Rossa, la Croce Verde, il Pronto Soccorso e l’aiuto da casa. Fosse anche una banale sbucciatura di ginocchio, lo monitori per giorni e giorni, prenotando il tuo internamento, in qualche casa di cura, perché prevedi un tracollo, qualora rimanesse il segno sotto il cerotto. Non ce la potresti mai fare!

Il secondogenito

Cerchi, con tutte le forze, di ricordatelo. Di ricordare quanto sia importante che, anche questo figlio, abbia diritto ad un nome. La maggior parte delle volte, però, lo decidi direttamente in sala parto. Concordandolo con l’ostetrica, al momento delle ultime spinte.

Per la cameretta, si dovrà accontentare di quello che c’è. L’angolino vicino alla finestra. Del resto, non puoi ribaltare di nuova la Svezia, né sfrattare il piccolo tiranno che hai educato a figlio unico, fino all’altro ieri.

Compri due body, semmai pure due tutine, ma poco o niente. Hai abiti che il primo non ha mai messo, corredati ancora di cellophane e cartellino. Fossero pure di sesso diverso o nati in stagioni diverse ma no. È una questione di principio!

Tu vorresti misurargli la febbre, capire come sta. Lo sai che gli spetterebbe. Il problema è che, non appena ti avvicini, senti gli occhi del primogenito che ti stanno perforando. Niente, ti arrendi. La paura che, notte tempo, ti possa fare del male, è troppo grande!


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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