Gastroenterite da Rotavirus: una minaccia per i più piccoli

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La maternità porta con sé tante gioie, emozioni ma anche ansie e timori: uno di questi è sicuramente legato alla prevenzione delle malattie infettive potenzialmente pericolose.

Tra quelle che destano particolare preoccupazione c’è il Rotavirus, che si rende responsabile di gastroenteriti virali acute molto pericolose specialmente per i bimbi piccoli perché in 1 caso su 40 richiede l’ospedalizzazione a seguito di forte disidratazione.

Soprattutto per chi, come me, ha necessità di far frequentare il nido al proprio figlio fin da piccolo, è importante avere ben chiaro quali siano le caratteristiche di questo virus.

Rotavirus: presentiamoci

L’infezione da Rotavirus provoca una gastroenterite virale acuta con conseguenze anche importanti per bimbi piccoli, anziani e pazienti immunodepressi.

Il Rotavirus è molto contagioso grazie alla sua capacità di vivere a lungo nell’ambiente e soprattutto su superfici asciutte e dure; per questo il contagio è agevolato in ambienti in cui frequentazioni ravvicinate e condivisione sono abituali come ad esempio i nidi o le mense.

La trasmissione del virus avviene principalmente per via oro-fecale, occasionalmente per via respiratoria, quindi maneggiare oggetti, come giocattoli, toccare superfici o ingerire cibi ed acqua contaminati può essere causa di infezione.

Ma per quante volte spieghiamo ai nostri piccoli che non devono mettersi le mani in bocca non ci sarà mai fine alla loro esplorazione.

È solo una diarrea: sarà davvero così?

La gastroenterite acuta da Rotavirus ha un’incubazione di circa 2 giorni, durante i quali si è già contagiosi; poi diventa clinicamente sintomatica e provoca vomito e diarrea per 3-8 giorni, e purtroppo nei bambini più piccoli si arrivano ad avere addirittura fino a 20 scariche al giorno, in alcuni casi poi sono associate anche febbre.

Ma se per i neonati sotto i 3 mesi può manifestarsi in forma lieve o addirittura asintomatica per la presenza degli anticorpi materni, nei bimbi nella fascia 3-24 mesi può avere complicazioni importanti legati a una forte disidratazione.

Una disidratazione severa da Rotavirus, che non risparmia nemmeno gli anziani, si manifesta con ridotta produzione di urina, sete eccessiva e/o bocca secca, sonnolenza anomala: in questi casi si ricorre al ricovero ospedaliero con reidratazione dei fluidi, a volte addirittura con sondino naso-gastrico.

In epoca pre-vaccinale si stima che in Europa morissero circa 231 bimbi l’anno per gastroenterite da Rotavirus e che nella sola Italia infettasse circa 400.000 bimbi l’anno.

Per questo nel 2009 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha emanato una raccomandazione affinché la vaccinazione anti-Rotavirus venisse inclusa nei piani vaccinali nazionali di tutti i paesi; i principali paesi europei hanno aderito all’iniziativa e con il Piano Nazionale di Prevenzione Vaccinale 2017-2019 si può beneficiare anche in Italia di un’offerta attiva e gratuita che include il vaccino anti Rotavirus.

Ma cosa sono i vaccini e come funzionano?

I vaccini sono preparati biologici di vari tipi che possiamo dividere in: vaccini vivi attenuati (es. rosolia); vaccini inattivati (es. poliomielite); vaccini ad antigeni purificati (es. anti-meningococco); vaccini ad anatossine (es. tetano); vaccini a DNA ricombinante (es. epatite B).

Essi sfruttano una grande arma del nostro corpo: la memoria immunologica; la loro somministrazione infatti simula, in modo sicuro, il contatto con l’agente patogeno senza che si sviluppi realmente la malattia, sebbene si possano avere occasionalmente sintomi tipici della manifestazione clinica ma attenuati, così che il corpo attivi una risposta immunitaria.

Questo processo permette al nostro organismo di poter rispondere più prontamente in caso di reale infezione successiva; è proprio grazie alla memoria immunologica che gli adulti sani si ammalano di meno o in forma meno grave rispetto ai bambini o ai soggetti immunodepressi.

Il vaccino anti Rotavirus (Rotarix) è del tipo vivo attenuato, quindi il virus è reso non patogeno in laboratorio; contiene il ceppo G1P8 che è stato dimostrato dare protezione significativa verso tutti i più comuni ceppi del virus.

Il vaccino si somministra per via orale, anche per questo è ben tollerato dai nostri piccoli, già a partire dalla sesta settimana di vita, il ciclo vaccinale si conclude entro la 24esima settimana per il vaccino a 2 dosi, entro la 32esima per quello a 3 dosi.

Dal momento che i rischi di aggravamento della malattia, se contratta, sono maggiori per i più piccoli oltre questa età non è più necessario sottoporsi ai richiami, anche perché non vi sono effettivamente vaccini la cui sicurezza/efficacia sia testata su persone adulte o bimbi più grandi.

Studi clinici hanno dimostrato che il vaccino si mantiene protettivo contro le ospedalizzazioni al 100% dopo il primo anno di vaccinazione, al 92% a 2 anni dalla vaccinazione e garantisce una copertura adeguata fino anche al terzo anno.

Esiste, va detto sebbene sia estremamente rara e si presenti da 1 a 5 vaccinati su 100.000, una complicazione più seria rispetto ai semplici mal di pancia che ci si aspetta come conseguenza del vaccino: l’invaginazione intestinale.

In questo caso una porzione dell’intestino scivola dentro ad un’altra provocando di fatto un blocco intestinale che come sintomi da forti dolori addominali, addome duro al tatto e vomito a getto. Il tutto si risolve in ospedale ricorrendo a un clisma opaco, tuttavia l’incidenza di questo effetto collaterale raro si riduce anticipando, sempre nel rispetto delle tabelle consentite, la prima somministrazione del vaccino.

#unapreoccupazioneinmeno, l’importanza di una corretta informazione

Per veicolare tutte queste informazioni e fornire alle madri i giusti strumenti per fare scelte consapevoli sulla salute dei propri figli è nata #unapreoccupazioneinmeno, campagna di sensibilizzazione realizzata con patrocinio di FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri) e con l’approvazione del Ministero della Sanità che fornisce un punto di riferimento chiaro e autorevole ai dubbi delle mamme attraverso il sito web e i social della campagna (Facebook e Youtube).

Proprio sul tema della sensibilizzazione e prevenzione dell’infezione da Rotavirus  potete vedere sulla pagina Facebook di Fattore Mamma un’interessante diretta Facebook che ha coinvolto mamme blogger e diversi specialisti, nella quale la pediatra di famiglia Dott.ssa Vanessa Perone ha illustrato nel dettaglio gli aspetti salienti della malattia, cura, vaccino.  

Nel corso dell’intervento, la Dottoressa ha spiegato anche come la vaccinazione anti-Rotavirus possa essere di aiuto per l’attuale pandemia da Coronavirus, in particolare per diagnosi future poiché il Covid-19 provoca anche manifestazioni gastroenteriche.

Mai avrei pensato di vivere una pandemia mondiale, e peggio nei primi mesi di vita di Thomas: certo sono esistite negli anni passati, ma mi sembravano momenti così lontani da renderli un miraggio, sebbene siano appartenute alla vita dei miei nonni in realtà. Abbiamo trascorso mesi chiusi in casa e per alcune famiglie lontane, questo è sfociato nella perdita della condivisione dei momenti di crescita dei nostri bimbi che sono purtroppo irripetibili ma tra mascherine, guanti e gel igienizzanti abbiamo una speranza di riprenderci la nostra vita di prima: il vaccino.

Qualunque siano le nostre scelte di individui liberi per noi o per i nostri figli di vaccinare o no essere ben informati è sempre il punto di partenza.

Post in collaborazione con Argon Healthcare: https://www.unapreoccupazioneinmeno.it/ è una campagna di informazione realizzata da GSK con l’approvazione del Ministero della Salute e il patrocinio della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP).

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Salute del bambino

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