Bronchite e bronchiolite nei bambini: qual è la differenza?

Tosse e raffreddore possono confondere i genitori: scopri le differenze tra bronchite e bronchiolite nei bambini e quando chiedere aiuto al pediatra.

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Quando un bambino ha raffreddore e tosse, sentire parlare di bronchite o bronchiolite può creare confusione. I nomi sono simili e alcuni sintomi si sovrappongono, ma indicano disturbi che interessano parti diverse delle vie respiratorie. Capire questa distinzione aiuta a orientarsi: vediamo quali segnali osservare, come il pediatra valuta il bambino e quando chiedere aiuto.

Qui parliamo soprattutto di bronchiolite acuta nei bambini piccoli. Nell’adulto il termine bronchiolite può indicare condizioni diverse, anche non infettive: non è quindi corretto applicare automaticamente agli adulti le informazioni pediatriche su cause, durata e cure.

La bronchiolite nei bambini: quali vie respiratorie colpisce

La bronchiolite acuta è un’infezione virale che interessa i bronchioli, le ramificazioni più piccole delle vie respiratorie. Colpisce soprattutto i bambini nel primo anno di vita e può presentarsi fino ai due anni; è più frequente nei mesi freddi. Tra i virus che la causano c’è il virus respiratorio sinciziale, chiamato anche VRS.

All’inizio può sembrare un raffreddore, con naso che cola o chiuso e talvolta febbre. Nei giorni successivi possono comparire tosse, respiro più rapido e difficoltà a poppare o a bere. I rientramenti tra le costole o alla base del collo, cioè la pelle che viene risucchiata durante l’inspirazione, sono segnali di fatica respiratoria da non trascurare.

Molti bambini migliorano senza ricovero, ma alcuni hanno bisogno di assistenza ospedaliera perché respirano con fatica, ricevono poco ossigeno o non riescono a bere abbastanza e rischiano la disidratazione. Il rischio di un decorso più impegnativo è maggiore nei lattanti più piccoli, soprattutto nei primi mesi, nei bambini nati prematuri e in quelli con alcune malattie cardiache, polmonari o delle difese immunitarie. Il pediatra valuta questi fattori insieme alle condizioni del bambino, senza basarsi soltanto sull’età.

Il miglioramento è generalmente graduale e la tosse può durare alcune settimane. Durante il recupero osserva soprattutto come il bambino respira, quanto riesce a bere e se bagna i pannolini come al solito. Un peggioramento o una riduzione delle poppate richiedono un confronto con il pediatra.

La bronchite nei bambini: che cosa cambia

La bronchite è un’infiammazione dei bronchi, le vie che portano l’aria dalla trachea verso i polmoni e si ramificano fino ai bronchioli. La bronchite acuta è più spesso di origine virale. Può iniziare insieme a un raffreddore e provocare tosse, secca oppure accompagnata da muco; la febbre può essere presente, ma non è indispensabile. Se ti chiedi se ricorrere all’aerosol per il bambino, chiedi prima al pediatra: non è una cura da iniziare automaticamente per tosse o bronchiolite.

Naso chiuso, febbre e tosse non bastano da soli per riconoscere una bronchite: possono comparire anche in altri disturbi respiratori. La differenza con la bronchiolite non dipende quindi soltanto da quanto il bambino tossisce o dalla presenza di muco, ma dall’età, dalla visita e dal quadro complessivo.

Se compaiono fischi durante il respiro, il pediatra può valutare la presenza di broncospasmo, cioè un restringimento dei bronchi. L’espressione “bronchite asmatica” non significa automaticamente che il bambino abbia l’asma: il muco e i fischi, da soli, non permettono di stabilirlo.

Per distinguere i disturbi, il pediatra visita il bambino: ascolta il torace e valuta il respiro, l’alimentazione, l’idratazione e le condizioni generali. La radiografia del torace non è un esame di routine per bronchite o bronchiolite: il medico può richiederla se sospetta una polmonite o se il quadro richiede ulteriori accertamenti.

Bronchiolite nell’adulto: un contesto diverso

Nell’adulto esistono diverse malattie dei bronchioli, non tutte causate da un’infezione. Tra queste c’è la bronchiolite obliterante, una condizione in cui il danno e la formazione di tessuto cicatriziale possono restringere le piccole vie respiratorie. Non è un altro nome della comune bronchiolite virale del lattante.

Tra le cause e i contesti non infettivi che il medico può considerare, a seconda del tipo di bronchiolite, rientrano:

  • L’inalazione di sostanze tossiche o irritanti, anche in alcuni ambienti di lavoro.
  • Alcune malattie autoimmuni, nelle quali il sistema immunitario attacca per errore i tessuti dell’organismo.
  • Reazioni a determinati farmaci.
  • Complicanze immunitarie dopo un trapianto di polmone o di cellule staminali emopoietiche.

Queste condizioni non seguono necessariamente il decorso della bronchiolite infantile. Nell’adulto, tosse persistente o difficoltà respiratoria richiedono una valutazione medica per individuarne la causa e decidere gli eventuali accertamenti. La sola presenza di questi sintomi non permette di riconoscere una bronchiolite, né di attribuirla a un’esposizione o a un farmaco: non modificare una terapia senza parlarne con il medico.

Redazione
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