Italia: crollo delle nascite e strutture sanitarie poco sicure

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L’ultimo rapporto nascite, realizzato annualmente dal Ministero della Salute, ha descritto in maniera dettagliata  qual è il quadro attuale della maternità nel nostro Paese. È emerso in particolare che si partorisce in età sempre più avanzata, che il numero dei nati è inferiore rispetto al passato e che 4 donne su 10 partoriscono con il taglio cesareo, confermando il fenomeno dell’eccessiva medicalizzazione dell’evento nascita in Italia. Ricordiamo che questi dati sanitari sono stati forniti dal Certificato di Assistenza al Parto (CedAP) relativo a 526 diversi punti nascita.

Tra le province italiane in cui il numero di nuovi nati risulta essere più elevato vanno segnalate quelle autonome di Trento e Bolzano (che, tra l’altro, registrano anche un elevato livello di qualità della vita), mentre fanalino di coda della graduatoria sono le province delle regioni Sardegna, Molise e Lucania. Insomma, secondo l’ultimo rapporto annuale, nel Nord benestante e caratterizzato da un buon livello di vivibilità si mettono al mondo più figli rispetto alle aree del Paese economicamente più disagiate.

Strutture sanitarie poco sicure per le partorienti

Un dato allarmante emerso dal report del Ministero della Salute consiste nel fatto che una buona parte dei punti nascita della penisola sono stati considerati come “non sicuri”, in quanto effettuano meno di 500 parti ogni anno che, secondo i parametri Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), rappresenta il numero minimo per garantire la competenza sanitaria necessaria. Partoriscono in queste strutture “a rischio” l’8,6% delle gestanti italiane. D’altra parte è emerso anche che nelle cliniche private, rispetto ai nosocomi pubblici, si ricorre con maggiore frequenza al parto cesareo.

L’eccessiva medicalizzazione del parto

Altro dato poco rassicurante emerso dal report è che il trend della eccessiva medicalizzazione del parto risulta essere in continua ascesa: ciò significa che si registra una prescrizione eccessiva di esami diagnostici durante i 9 mesi di gestazione (anche quando non è necessario) e che si ricorre con troppa leggerezza al taglio cesareo. D’altra parte è pure stato rilevato che esiste un profondo gap tra le donne che si controllano troppo e quelle che non si controllano affatto.

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