Una disciplina chiamata Maternità

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Dunque io in matematica sono uno zero al quadrato. Che se non sbaglio fa sempre zero.

Ci ho messo 17 anni a capirlo. Per diciassette anni (lo scrivo a lettere perché così rende di più l’effettivo calvario) ho creduto di non poter scegliere tra italiano e matematica, tra materie umanistiche, artistiche e scientifiche.

Unica certezza: storia ed educazione fisica erano decisamente out. Per il resto la mia educazione era gentilmente stimolata da una madre interiore che nemmeno se sommavi la mia vera mamma alla più stronza delle professoresse potevi riprodurla: la mia madre interiore si chiama(va) Nonpuoisbagliare. Per questo avevo buoni voti in tutto.

Comunque per chiunque abbia avuto lacune in alcune materie scolastiche il vero corso di ripetizioni arriva diventando madre.

La maternità è la disciplina in cui la matematica la impari per forza di cose dovendo dividere in tre porzioni esatte (nel mio caso) un solo codino avanzato dal salame di cioccolato.

E poi la dimentichi per non dover contare quante (poche) ore hai dormito tu e quante (pochissime) decine di minuti è durato il sonnellino del figlio. La riprendi per pesare a occhio quanto ha cagato, e di nuovo la molli quando i giorni d’asilo scampati ai malanni stanno eremiti sulle dita di una mano sola.

(Tra l’altro l’amore materno è una materia uncountable, dovrebbero farci una parola apposta, uno nessuno centomila: la mia ignoranza in matematica secondo me è indice di tendenze infinite).

L’italiano lo crei: alleni ogni giorno il tuo cervello a partorire rime del tipo “cacca nel vasino occhi a cuoricino”.

Riesumi filastrocche rimaste in qualche scavo paleolitico della tua infanzia, ti alleni quotidianamente alla riformulazione: quel meccanismo magico in cui inserisci clandestinamente frasi come “mi spiace amore ma non ho né tempo né voglia”, e dalla tua bocca sorridente esce un accorato “mi piacerebbe tanto amore mio, ti prometto che lo facciamo tra un momento.”

La ginnastica tende all’attività cardiovascolare a livello agonistico.

Lo yoga e il pilates della gestazione te li puoi dimenticare. Semmai ti venisse da fare un altro figlio per ritornare ai vecchi materassini, sappi che quelli valgono solo alla prima gravidanza. Dopo è aerobica agonistica. Comunque.

Educazione tecnica: al primo ovetto del Trio o passeggino ultramaneggevole avrete già capito che montare e disfare strumenti infantili va oltre ogni più audace aspettativa di quel professore che alle medie rifiutava la vostra zelante assonometria cavaliera.

La musica e il solfeggio di cui tanto vi vergognavate ritrovano un’innata intonazione in quelle cantilene che il vostro piccolo ingurgita a tonnellate: a guardarlo così incantato vi direste decisamente talentuose.

E infine l’arte: Leonardo avrà pure disegnato la Gioconda, ma come incidete voi la faccia sorridente in un purè nessuno mai.

E il bello è che non solo avrete ottimi voti dal vostro mini maestro-spettatore. Ma continuerete a imparare. Senza nemmeno accorgervi.

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