Neonati: ciascuno piange nella propria lingua

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silvia.migl@peppereppe.com'

Una ricerca presso l’Università di Wurzburg ha analizzato le diverse tonalità di pianto dei bambini, rivelando una realtà interessante: il pianto riproduce le tonalità della lingua madre.

Lo studio del pianto del bambino

Il pianto di un bambino è qualcosa che tutte le mamme conoscono, una realtà che può essere l’espressione di uno stato d’animo oppure di una forma di sofferenza come ad esempio la fuoriuscita dei primi denti.

Per alcuni studiosi può essere considerato anche come la prima forma di linguaggio, dato che in base ad alcune ricerche avvenute nel 2009 dall’università tedesca di Wurzburg si è dimostrato che le tonalità di pianti di un bambino cambiano in base alla lingua di appartenenza.

La ricerca sulle lingue del pianto

Oggi lo studio dei ricercatori tedeschi del linguaggio, si è ampliato grazie a un archivio di registrazioni di circa 500 mila pianti e versetti emessi dai bambini e raccolti in modo casuale. Ma quali sono i risultati?

Come ha espresso la stessa dottoressa Kathleen Wermke, biologa e antropologa medica, guida del team di ricerca sul pianto, si è notato che i bambini rispecchiano nel pianto alcune tonalità di voce presenti all’interno delle lingue madri.

L’esempio è in quella tedesca, in cui un piccolo piange con delle tonalità che variano da un pianto più alto a quello più basso, mentre nel caso di un bambino francese i timbri sono più acuti.

Grazie alla quantità di materiale raccolto si è potuto compare anche diverse lingue. Per esempio i bambini che hanno come lingua madre il mandarino, hanno un pianto che tende a riprodurre la melodia del linguaggio, mentre quelli svedesi la cui lingua ha dei forti picchi, riproducono le medesime sequenze.

La spiegazione della scienza

Come viene piegata una tale diversità nei pianti? Come esposto in un articolo del New York Time sui fondamenti del linguaggio, l’udito e l’imitazione sono gli strumenti principali che permettono a un essere umano di iniziare a esprimersi.

Nel caso di un bambino le melodie del linguaggio vengono apprese attraverso la prosodia della mamma, ovvero i suoni che arrivano al feto attutiti dal liquido amniotico e che il bambino impara a riconoscere già dal terzo mese.

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