Morte di un figlio: come affrontare il lutto

La perdita di un figlio rappresenta un'esperienza devastante che, anche solo nell'immaginario collettivo, evoca sensazioni di smarrimento, impotenza e paralisi emotiva.

La perdita di un figlio rappresenta un’esperienza devastante che, anche solo nell’immaginario collettivo, evoca sensazioni di smarrimento, impotenza e paralisi emotiva.

È un dolore che sembra sfidare ogni tentativo di comprensione o attribuzione di significato, come se mancasse un “luogo” adeguato per accogliere una tragedia così profonda.

La morte, in tutte le sue forme, è un’esperienza universale che ognuno di noi affronta, perdendo persone care nel corso della vita e conoscendo il dolore acuto che ne consegue.

La separazione definitiva da un essere amato, imposta dalla morte, è tra le esperienze più dolorose, richiedendo un processo di elaborazione del lutto essenziale e personale.

Quando la morte riguarda un figlio, la situazione per i genitori si fa ancora più complessa. La scomparsa di un figlio è percepita come qualcosa di “contro natura”, un evento per il quale nessun genitore può ritenersi preparato, specialmente se il figlio è ancora in giovane età.

Approfondiamo l’argomento con il Dott. Mauro Vargiu, Psicoterapeuta, Sessuologo, Psicologo di MioDottore.

Dottore, cosa prova un genitore quando muore un figlio?

La perdita di un figlio spesso rappresenta la rottura di sogni e aspettative per il futuro, oltre che la
perdita di un legame emotivo profondo ed esclusivo.

Il lutto di un figlio getta i genitori in un abisso di disperazione e rabbia, un deserto emotivo in cui
nulla sembra avere significato.

Oltre al dolore assordante, sono comuni sentimenti di impotenza e colpa legati alla tragedia vissuta.

Altre manifestazioni possono includere l’isolamento sociale e la mancanza di disponibilità o capacità di accettare un aiuto esterno. Possono anche presentarsi pensieri intrusivi riguardanti la perdita e in alcuni casi pensieri di morte, comportamenti suicidari o autolesionistici.

Leggi anche: Lutto perinatale: la parola alla psicologa

Quanto dura il lutto per un figlio?

È fondamentale riconoscere che non esiste una risposta “corretta” o “errata” riguardo alla durata
del lutto per la perdita di un figlio
.

Alcuni genitori possono trovare una certa accettazione relativamente presto, mentre altri possono portare il peso della perdita per diversi anni o un tempo indeterminato. Questa variazione dipende da una serie di fattori, tra i quali la relazione con il figlio, la sua età, le cause della sua morte, la rete sociale di supporto e le capacità personali di far fronte al dolore.

Cosa si può dire ai genitori che hanno perso un figlio?

Quando si affronta la morte di un figlio, può essere difficile trovare le parole giuste da dire per
confortare i genitori. Tuttavia, è importante esprimere supporto e vicinanza con sincerità e
compassione.

Quando si inizia a stare meglio dopo un lutto?

Il tempo varia notevolmente da persona a persona ed è unico per ogni individuo coinvolto in
quanto ciascuno affronta il proprio dolore in modo diverso.

Nel momento in cui si affronta il lutto, è quindi fondamentale non sentirsi obbligati a conformarsi alle aspettative degli altri su come si dovrebbe reagire, specialmente se queste aspettative non rispecchiano i propri sentimenti.

Solitamente, dopo due o tre mesi, molte persone riescono a tornare al lavoro con una certa
efficienza, e ad avere una vita sociale, anche se limitata alle persone più vicine.

Far fronte alla perdita di un figlio è una delle tragedie più dolorose e devastanti che una mamma o
un padre possano sperimentare. Il processo del lutto ha già di per sé un’alta variabilità individuale
e non c’è un periodo di tempo definito entro il quale ci si dovrebbe sentire “meglio”.

Sebbene con il tempo il dolore possa attenuarsi e diventare più gestibile, ci possono essere momenti in cui si ripresenta, come festività, anniversari o ricordi intrusivi. È essenziale accettare che il lutto possa
essere un processo discontinuo e non lineare.

L’aspetto cruciale è riconoscere il momento in cui il dolore del lutto, anziché essere una risposta normale alla perdita, diventa patologico, ossia quelle circostanze in cui si manifestano una serie di sintomi attraverso una costante depressione dell’umore, ansia o anedonia, ovvero l’incapacità di provare piacere, con appiattimento affettivo e dell’emotività.

In questo caso è importante chiedere un aiuto a un professionista della salute mentale.

Quali sono le differenze tra uomo e donna nell’affrontare il dolore?

Alcuni studi suggeriscono che nonostante siano in corso dei cambiamenti culturali, molti uomini
sono ancora abituati a trattenere le loro emozioni.

Sovente sentono l’obbligo a mostrarsi forti e impassibili di fronte alla perdita di un proprio caro.

Questa pressione porta il loro lutto a diventare un’esperienza più intima e solitaria, difficilmente mostreranno apertamente il loro dolore alle altre persone, neanche ai loro amici più stretti.

Mentre le donne sono spesso incoraggiate a esprimere apertamente il proprio dolore, gli uomini
tendono a credere che sia preferibile nascondere i propri sentimenti. Tuttavia, è essenziale
riconoscere che non esistono regole ferree e che ogni persona affronta il lutto in modo unico.

Parliamo di cosa rappresenta il figlio in una coppia

Per i genitori il figlio rappresenta un importante archetipo, un simbolo di continuità e trasmissione
dell’esistenza e dei valori familiari
, può incarnare la speranza nel futuro e la possibilità di realizzare
se stessi attraverso di loro.

La sua crescita e sviluppo sono visti come parte integrante del processo di autorealizzazione dei genitori stessi.

La presenza di altri figli può aiutare nell’elaborazione del lutto?

La presenza di fratelli può essere un supporto prezioso durante il lutto.

I fratelli possono aiutarsi ad affrontare il dolore e il senso di perdita, offrendosi reciprocamente conforto e comprensione.
Tuttavia, è necessario anche riconoscere che ogni fratello affronta il lutto in modo differente e
potrebbe avere bisogno di spazi e tempi personali per elaborare il proprio dolore.

Come impatta la perdita di un figlio nella relazione di coppia?

È fondamentale che i membri della coppia si sostengano vicendevolmente e si concedano spazio
per elaborare i rispettivi vissuti di dolore
, rispettando al contempo le diverse modalità con cui affrontano il lutto.

La comunicazione aperta e chiara è importante per affrontare uniti questo dramma e quindi rafforzare il legame di coppia.

Per sopravvivere alla morte di un figlio:

Cosa fare:

Accettare le proprie emozioni e sentimenti
Promuovere una reciproca empatia all’interno della coppia
Vivere con più flessibilità i ruoli
Chiedere un aiuto esterno

Cosa non fare:

Addossarti le colpe
Evitare qualsiasi discussione
Prendere frettolosamente decisioni significative, concediti del tempo
Trascurare le tue esigenze

Cosa fare quando in famiglia sono presenti figli più piccoli?


Se il lutto per la perdita di un figlio richiede un processo complesso e doloroso di ristrutturazione
delle rappresentazioni di sé come genitore e dell’organizzazione familiare, ancora più insidiosa è l’eventualità in cui nel nucleo familiare siano presenti uno o più fratelli.

Se l’età di questi è ridotta, è importante che gli si racconti ciò che è successo con parole semplici ma sincere, che gli si permetta di partecipare al processo di elaborazione e ai riti di commiato, dando un senso al dolore e alla fatica che inevitabilmente percepirà nel clima familiare.

Il rischio di mistificazione ed autocolpevolizzazione è infatti tanto più alto quanto i fratelli sono piccoli.

Allo stesso modo è importante che sui figli rimasti non vengano riposti e proiettati aspetti e desideri che appartenevano al figlio mancato; un esempio chiarificatore di ciò è quando, a seguito di un lutto per un figlio, ad un altro nato successivamente viene dato il nome del primo.

In questa evenienza è facile che il nuovo arrivato sia investito di un ruolo impossibile, quello di far continuare a vivere per tramite suo qualcuno che non c’è più.

Può inoltre succedere che i figli ancora in vita vengano investiti del ruolo di consolatore per uno o
entrambi i genitori.

La coppia genitoriale, sia che sia ancora unita sia che si sia separata, deve poter attivare delle risorse personali che non richiedano agli altri figli di farsi carico della tristezza e
della fatica dei genitori.

Si potrebbero contattare degli amici fidati, delle persone di riferimento o un gruppo d’aiuto e d’ascolto, o ancora un professionista della salute mentale che aiuti a trovare dentro di sé lo spazio per accettare questo terribile cambiamento.

Un discorso a parte ma connesso va fatto per quanto riguarda la coppia dei genitori, in cui è facile
che si instaurino dinamiche di colpevolizzazione o disinvestimento. La perdita di un figlio stravolge
nel modo più doloroso paradigmi familiari fino a quel momento dati per assodati.

La genitorialità, la progettualità e il coinvolgimento emotivo avranno bisogno di tempo e compassione per ridefinirsi. Il legame affettivo potrebbe esser messo a dura prova dal fatto di percepirsi
sovraccarichi ed invasi da una sofferenza senza nome
.

Anche in questo caso può essere di enorme aiuto trovare una guida, un supporto professionale che permetta ai genitori di darsi lo spazio e il tempo necessari per non reprimere il dolore, ma piuttosto per passarci attraverso ed elaborarlo in uno spazio sicuro e caldo.

Quanto scritto in questo articolo non esaurisce minimamente il tema, tanto complesso e delicato
quante sono le variabili che possono intervenire. Si rimanda il lettore interessato ad
approfondimenti più dettagliati, e il genitore sofferente a richiedere un supporto che gli permetta
di attenuare il profondo senso di smarrimento e solitudine che potrebbero sopraggiungere.



Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *