Ma quando crescono… è più facile?

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Ciao carissime.

L’estate è un casello autostradale: passi di lì e non sei più la stessa. E, giustamente, paghi.

Il premio di viaggiare, fare puccia puccia nel mare, due passi tra le conifere e vedere le prime mucche dal vivo, avere accanto un marito che divide con voi le fatiche genitoriali… si sconta con un’adorabile presenza eterna della progenie.

Nessuna che io conosca è salva al conteggio sacro: i giorni che mancano alla riapertura di asili e scuole.

L’altra cosa speciale delle vacanze è che misurano in modo inequivocabile il cambiamento dei pargoli: vi eravate abituate ai figli nei due mesi dell’estate 2017? Bene, ma è passato un anno: quei figli sono del tutto diversi, quello che funzionava allora non funziona più, in quel supercalifragilistichespiralidoso percorso che è la maternità.

Allora, per le più ingenue, fughiamo subito ogni dubbio alla domanda del titolo:

Ma quando crescono… diventa più facile?

No, amica mia. No.

Riuscirai a pisciare almeno una volta al giorno da sola, questo è vero. Dormirai qualche ora in più, ma solo quando vi sarete ambientati al luogo di villeggiatura o fintanto che non vi spostate da casa, e ammesso che quelli non si sgolino con reiterati Ho ssseteee! Ho caldo! Prudo!

Ma, quando crescono, i bambini:

1. Litigano di più: ho passato splendide lunghe estati da mamma a tempo pieno, nelle quali i tre figli si cagavano a stento. Avrei amato vederli interagire, scambiarsi effusioni, giochi, favori. Poi ho capito: quando cominciano a interagire cominciano a litigare. Quella di 4 anni comanda, quella di 7 si rifiuta, quello di 10 gioca a “faccio il cretino e provoco le due femmine”. Passatempo preferito: farle arrabbiare e ridere soddisfatto per esserci riuscito. Il mio tempo in autonomia (teoricamente ben più ampio di prima) non è sovvertito da slanci d’amore e lanci di tetta, ma da ululi monocorde: “Bastaaa!”

2. Vogliono sempre dire la loro, devi fare compromessi su tutto: guarda, non sottovalutare la fase lombrico del bebè, che tu lo scivoli nella carrozzina e vai. Perché poi ti ritroverai che il lombrico è diventato un polpo, o perfino una medusa: quello che scegli devi farglielo accettare, dove vai deve avere la sua approvazione, se ti imponi devi avere pazienza e inventiva prossima al ricatto. Se cedi diventa la sua vacanza: le tue le hai date via.

3. Piangono uguale: facendo un rapido excursus da madre già avviata ormai da anni, posso identificare il punto esatto nel quale i bambini smettono finalmente di piangere: mai. Certo, parlano, si esprimono, alzano pure le mani (sai che conquista), ma il pianto… ah, il pianto! Va’ che quella è roba genetica, ce l’hanno proprio tatuata addosso, non gliela levi. Piangono comunque, solo con timbri e toni che i gemiti neonatali erano solletico.

4. Non fanno più il sonnellino: questa, credimi, questa per me è la vera involuzione. Non posso chiamarla evoluzione, perché per una madre un bimbo a tempo pieno che conquista è? Una vacanza senza una sola mezz’ora di pausa. Niente, nada. Il figlio a orario continuato come nemmeno i migliori Carrefour. Da lì non si torna indietro. Da lì puoi solo aspettare la fase illusoria nella quale sarà così grande da uscire con gli amichetti.

Non resta che continuare il conto alla rovescia per la riapertura delle scuole. E poi: piagnucolare perché comunque ci mancheranno tantissimo.

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Ho un bimbo

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