Insufficienza placentare: di cosa si tratta?

Che cosa significa insufficienza placentare in gravidanza, come può influire sulla crescita del bambino e quali controlli può proporti il ginecologo.

Trasparenza editoriale: questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'intelligenza artificiale, sottoposto a verifiche automatizzate delle informazioni e revisionato dalla redazione di Maternita.it

Sentire parlare di insufficienza placentare durante una visita può suscitare preoccupazione, soprattutto quando non è chiaro che cosa significhi per il bambino. Il termine indica una condizione in cui la placenta non riesce a fornire ossigeno e nutrienti in misura adeguata alle sue necessità. Capire come viene valutata aiuta a orientarsi tra i controlli e le indicazioni del ginecologo.

Che cosa significa insufficienza placentare

La placenta è un organo che si forma nell’utero durante la gravidanza e permette gli scambi tra la circolazione materna e quella del bambino. Quando questi scambi non sono sufficienti, il bambino può crescere meno del previsto. Il problema riguarda il funzionamento della placenta: non significa necessariamente che sia visibile un danno alla sua struttura. Durante gli accertamenti il ginecologo può valutare anche la quantità di liquido amniotico.

Le conseguenze dipendono da quando compare il problema e dalla sua gravità. Possono comprendere una crescita fetale ridotta e un basso peso alla nascita. In alcune situazioni il gruppo di cura può valutare un parto prima del termine, se proseguire la gravidanza comporta rischi maggiori. I controlli servono a riconoscere eventuali cambiamenti e a scegliere come intervenire.

Cause e condizioni associate

Alla base possono esserci alterazioni dello sviluppo della placenta o del flusso di sangue che la raggiunge. Le cause non sono sempre identificabili con precisione e avere un fattore di rischio non equivale a una diagnosi. Su un tema diverso, un articolo d’archivio del sito racconta la ricerca sulla placenta artificiale per i prematuri: non è un approfondimento sulle cause dell’insufficienza placentare.

Tra le condizioni associate rientrano l’ipertensione e la preeclampsia. Quest’ultima è una complicanza della gravidanza caratterizzata da pressione alta e da altri segni che possono indicare il coinvolgimento di organi materni o della placenta. Il ginecologo valuta la pressione insieme agli altri elementi clinici.

Anche alcune malattie renali, il diabete presente prima della gravidanza e alcune malattie autoimmuni, come il lupus, possono richiedere una sorveglianza più attenta. Le malattie autoimmuni sono condizioni in cui il sistema immunitario attacca per errore i tessuti dell’organismo. Il rischio va valutato sulla storia clinica della singola persona.

Nelle gravidanze gemellari la crescita dei bambini e il funzionamento della placenta richiedono controlli specifici. L’età materna o la posizione della placenta, da sole, non permettono di diagnosticare un’insufficienza placentare: la valutazione si basa sull’insieme degli accertamenti.

4 – una età superiore ai 35 anni

L’insufficienza placentare può non dare sintomi riconoscibili alla persona in gravidanza. Il ginecologo valuta la crescita del bambino con l’ecografia e, quando indicato, studia il flusso di sangue con il Doppler, un esame ecografico. Confrontare le misurazioni nel tempo aiuta a interpretare la crescita: un bambino piccolo non ha necessariamente un’insufficienza placentare.

6 – il lupus eritematoso sistemico (LES, o semplicemente lupus), ovvero una patologia cronica di natura autoimmune

Se hai già iniziato a riconoscere i movimenti del bambino e noti che si riducono rispetto al suo solito o non li avverti più, contatta subito il punto nascita senza aspettare la visita successiva. Anche un forte mal di testa persistente, disturbi della vista o un dolore intenso nella parte alta dell’addome richiedono una valutazione tempestiva. Questi segnali non dimostrano un’insufficienza placentare, ma non vanno ignorati.

8 – le vasculiti

Se il ginecologo sospetta o riconosce un’insufficienza placentare, propone un programma di controlli personalizzato. Può comprendere ecografie più frequenti, valutazioni Doppler e, secondo l’epoca della gravidanza e il quadro clinico, il monitoraggio del battito cardiaco fetale. Vengono valutate anche la salute materna e le eventuali condizioni associate.

Il gruppo di cura valuta quando e come far nascere il bambino considerando la settimana di gravidanza, la crescita e i risultati degli esami. La diagnosi non comporta automaticamente un parto immediato o un taglio cesareo: le decisioni dipendono dalla situazione materna e fetale.

Durante la visita puoi chiedere quali controlli sono previsti e chi contattare in caso di dubbi. Se assumi farmaci per altre condizioni, non modificarli autonomamente. Ricevere indicazioni chiare, anche scritte, può aiutare te e le persone che ti accompagnano a gestire gli appuntamenti e a sapere quando chiedere assistenza.

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7 commenti

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  1. Ciao ragazze!
    Anche a me è stata diagnosticata un’insufficienza placentale. Ora sono a 27+4.il bambino dicono che sta bene,lo sento muovere tanto. Sto facendo controlli ogni 3 giorni circa (flussimetria e tracciato). Sono molto frustrata… passo momenti in cui mi dico che andrà tutto bene, che anche se nascerà prematuro non riporterà conseguenze, a momenti di panico e pianto.

  2. QUALCUNA SOFFRE DI INSUFFICIENZA PLACENTARE? IO SI E STO VIVENDO TROPPO MALE QUESTA GRAVIDANZA… IL BIMBO NON CRESCE COME DOVREBBE E SOPRATUTTO SONO ALLA 28ESIMA SETTIMANA E NON LO SENTO TANTO PERCHE’ NON ARRIVANDO TANTO OSSIGENO E SOSTANZE NUTRITIVE IL BIMBO NON HA ENERGIE…

    • Ma scusami i medici che dicono? Di solito preferiscono arrivare alla 32 settimana fare un tc e nutrire il feto artificialmente fuori dall’ utero.

    • Lucia cambia ospedale e vai in uno di terzo livello…Io avevo questo problema e sono stata ricoverata a 26 settimane perché io e la bambina fossimo costantemente monitorate. Alla fine ho partorito a 30+4 e mia figlia pesava 1100 grammi