In vacanza (al mare) con papà

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No, non ridete, può capitare. Raramente. Ma può capitare.

Come quelle stelle comete che passano ogni mille anni e tu non le becchi per questione anagrafica, ma ci credi perché non sei una tipa che dubita. Come quell’eclissi spettacolare che esci prima dall’ufficio, prepari i popcorn, raduni la prole in terrazza, poi a qualcuno scappa la cacca e, il tempo di cambiare il pannolino e lavarlo alla buona per far in fretta, l’eclisse è bella che andata. Ancora una volta non l’hai vista, ma ci credi.

In vacanza con papà.

Dai che ormai c’è la parità su tutto (vabbè quasi, da qualche parte, nel solito nord Europa, si narra, e tu ci credi perché sei rimasta a Jovanotti di Penso positivo) eppure le vacanze da soli con i figli non se la fanno molto spesso.

Loro sono generosi e ti mandano a te sola, mentre sgobbano in ufficio in quel periodo dell’anno in cui c’è meno da fare, ma lo fanno per regalarvi qualche giorno in più.

In vacanza con papà. Ok, lo ammetto, non sono in grado di raccontarvi una storia del genere, perché io sono una tipa alla San Tommaso. Però, posso raccontarvi di quando li vedi con prole e moglie, compagna, fidanzata, insomma, con la mamma del gruppo.

 Si, del gruppo, perché alcuni sembrano accompagnati dalla mamma. La loro.

Tu, la mamma del gruppo, li metti in fila, prima ancora di uscire dalla camera d’albergo. E vai di raccomandazioni. Impartisci ordini e compiti. Chi deve spalmare la crema a chi. Chi deve tenere la manina nella manina di chi. Chi non deve perdere d’occhio chi. Non sempre i compiti piacciono, ma è importante cominciare a responsabilizzare tutti. Si, anche i papà, che avranno il compito più arduo: non perdersi!

Tu, mamma del gruppo, in spiaggia, vai di primo giro di crema protettiva. Siccome il papà è stato più bravo del previsto, aprendo addirittura l’ombrellone per dimostrare al bagnino che ha ancora un certo fisico … o comunque che è ancora vivo, gli dici che può spalmare la crema anche lui. Lo farà con ansia, causata dal tuo sguardo tipo giudice di Tu si que vales. Rullo di tamburo, ce l’ha fatta. Diresti che, a sto punto, è pronto a spiccare il volo. Peccato che, sul finale, fa cadere il pupo sulla sabbia e l’effetto impanatura decreta la sua sconfitta.

Tu, mamma del gruppo, sei benevola, allora gli dai la possibilità di cimentarsi nel cambio pannolino. Dai che questo ormai lo fa chiunque. Lui è bravo quanto te, bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare. Lui, contento, ti vuole conquistare dicendo che ha preparato la borsa con tutto l’occorrente. Tu non puoi crederci. Infatti, fai bene. Perché forse l’avrà anche preparata ma l’ha lasciata nella hall dell’albergo.

Tu, la mamma del gruppo, alla fine della giornata tiri le somme. E il bilancio è positivo. Nessuno si è perso. Nessuno è affogato. Si sono tutti divertiti. Al netto di quel momento in cui il papà ha litigato con un altro papà per chi avesse fatto il castello di sabbia più bello, è andato davvero tutto bene!

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L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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