Fecondazione eterologa in Italia: tutto quello che c’è da sapere

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Sempre più donne in Italia decidono di sottoporsi alla fecondazione eterologa. Il motivo? Un innalzamento dell’età media della maternità e un aumento delle patologie che causano infertilità.

In Italia la fecondazione eterologa si può eseguire sia in centri pubblici che privati, a patto che sia conclamata la condizione irreversibile di infertilità o sterilità della coppia.

Fecondazione eterologa: che cos’è?

Con fecondazione eterologa si intende una tecnica di fecondazione assistita attraverso la donazione di ovociti e/o spermatozoi da un donatore esterno alla coppia.
Sono molteplici i casi in cui infatti una coppia può decidere di ricorrere a questa tecnica, spesso infatti patologie pregresse o età avanzata possono rendere difficile il concepimento.
Bisogna considerare infatti che il patrimonio ovocitario di una donna è soggetto all’invecchiamento e col passare degli anni diventa sempre più complicato concepire.
Secondo le statistiche italiane la fecondazione eterologa avviene nel 78% dei casi con ovodonazione mentre nel 20% con donazione di spermatozoi, solo nel 2 o 3% dei casi con la donazione di entrambi.

Fecondazione eterologa: come funziona?

Iniziamo col parlare della donazione di ovociti, da parte di una donatrice che si sottopone spontaneamente al processo.
La donatrice attraverso un trattamento ormonale chiamato stimolazione ovarica sviluppa contemporaneamente un numero maggiore di ovociti.
Parallelamente si procede al prelievo dello sperma da parte del padre o, in caso di oligospermia o azoospermia, si ricorre anche in questo caso all’intervento di un donatore.
Successivamente si sincronizzano i cicli mestruali della donatrice e della ricevente, attraverso il ricorso ad una cura ormonale.
L’impianto deve avvenire infatti al momento giusto: l’endometrio della ricevente deve essere pronto a ricevere l’embrione.
Ricordiamo che a seguito della stimolazione ovarica l’embrione sarà creato in vitro, per essere poi trasferito nell’utero della ricevente.

Ovodonazione in Italia: la normativa

Bisogna considerare un fattore molto importante: mentre l’America pratica l’ovodonazione sin dal 1983, in Italia è diventata legale solo nel 2013 e con parametri molto stringenti come, ad esempio, il totale anonimato e l’assenza di compenso per la donatrice.
L’Europa in generale si è mossa in maniera piuttosto differenziata sul tema, spingendo molte donne (anche italiane) a raggiungere le aree dove la procedura risultava più semplice come Spagna, Svizzera, Gran Bretagna, Cipro, Belgio e Grecia.
In Italia inoltre nonostante la domanda sia progressivamente in crescita manca la disponibilità di ovociti per avviare la procedura.
Trattandosi infatti di un intervento chirurgico vero e proprio sono davvero poche le donne che decidono spontaneamente di sottoporvisi.
Due sono le vie maggiormente percorse dall’Italia:

  • Egg sharing: le donne che si sono sottoposte a fecondazione assistita donano gli ovociti che non sono stati utilizzati durante il proprio trattamento
  • Importazione di gameti dall’estero: in particolare dalla Spagna che si rivela come una delle maggiori esportatrici per l’Italia.

Una donna che volesse intraprendere la strada della donazione è invitata a parlarne con il proprio ginecologo, per sottoporsi a tutti gli esami preparatori del caso.

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