Disciplina dolce: ecco in cosa consiste

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Nel momento in cui si diventa genitori, ma anche nei mesi precedenti alla nascita del bambino, si ha la consapevolezza che la nostra vita cambierà radicalmente e che da lì in avanti uno dei pensieri costanti di ogni genitore sarà quello di farli crescere serenamente, educandoli e trasmettendo loro valori che riteniamo importanti.

Ma come fare? Una risposta a questa domanda può venire dalla “Disciplina dolce”, un metodo educativo che vale pena approfondire.

Disciplina dolce: un approccio naturale con il bambino

La disciplina dolce parte dal presupposto di dover assecondare i bisogni naturali dei bambini che si traducono, in un primo momento, nella necessità di assecondare bisogni naturali del neonato, come l’allattamento, il contatto pelle a pelle, il sonno condiviso e tanti altri gesti che servono al bambino per crescere serenamente.

La disciplina dolce va però oltre la prima fase di vita del bambino e può essere utilizzata come modo educativo che consiste nell’assecondare i loro bisogni, accoglierli e soddisfarli.

Questo modo di agire con i propri figli può sembrare, per chi non lo conosce, un atteggiamento lassista volto quasi ad abdicare al proprio ruolo di genitore, permettendo al figlio/a di fare tutto ciò che vuole, al di fuori di ogni regola. Al contrario, la disciplina dolce implica che l’atteggiamento del genitore nel rapporto con il figlio sia basato su una presenza costante, sull’attenzione e sulla reciprocità. Solo in questo modo, secondo i sostenitori della disciplina dolce, è possibile rafforzare il ruolo di guida del genitore.

Si tratta quindi di un modo naturale e dolce di educazione che favorisce lo sviluppo della personalità del bambino senza dover ricorrere continuamente a punizioni, alzare la voce e stabilire regole ferree.

La disciplina dolce: alcuni esempi pratici

Per capire meglio in che cosa consiste la disciplina dolce non ci resta che fare alcuni esempi pratici. Prendiamo il caso di un bambino che vuole a tutti i costi giocare a calcio dentro casa con il rischio di rompere il vetro della finestra. La prima cosa che ci verrebbe da fare sarebbe quella di chiamarlo, magari urlando, per vietarli di giocare con la palla. Niente di più sbagliato!

Prima di tutto evitiamo di urlare e in secondo luogo cerchiamo di capire perché vuol giocare. Avviciniamoci con calma al bambino e cerchiamo di verbalizzare le sue e le nostre emozioni dicendogli che è molto bravo a giocare a palla e che piacerebbe anche a noi, ma purtroppo non è possibile farlo dentro casa perché si potrebbero rompere i vetri e lui, o un altro della famiglia, potrebbe farsi male con i vetri rotti. A questo punto sta a noi trovare un posto per farlo giocare in sicurezza o magari iscriverlo ad una scuola calcio.

La disciplina dolce è quindi un modo con cui si riescono a dare delle regole con il proprio esempio, senza doverle imporre.

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Educazione/psicologia