Coronavirus e calo delle nascite nei paesi ricchi: Italia maglia nera

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È l’Italia il Paese europeo che ha maggiormente risentito dell’impatto del Coronavirus per quanto concerne le nuove nascite. Uno studio condotto dall’Università Bocconi di Milano ha messo sotto la lente d’ingrandimento ben 22 Paesi ricchi durante l’ultimo anno. In molti di questi si è riscontrato il triste aumento delle culle vuote. Il nostro Paese fa purtroppo da locomotiva in termini negativi.

Italia ultima nel numero di nascite

La collaborazione tra i docenti di Demografia della Bocconi di Milano, guidati dalla dottoressa Letizia Mencarini, e i professori della Cornell University di Ithaca, nello Stato di New York, ha prodotto un’indagine sulle nascite nel corso del 2020 pandemico in 22 Paesi catalogati come ricchi. I risultati pubblicati sulla rivista Pnas hanno mostrato numeri davvero impietosi per l’Italia. Il calo di nascite nel Bel Paese è infatti attestato al 9.1%, dato decisamente superiore a qualsiasi altro Stato coinvolto nell’indagine. Lo studio ha sottolineato come dal 2019 al 2020 in Italia si siano riscontrate 16 mila gravidanze in meno. Nel solo mese di dicembre la riduzione di culle ha toccato un meno 3500 nuovi nati rispetto agli stessi 30 giorni dell’anno precedente. Seguono l’Italia in questa triste classifica l’Ungheria (8.5% in meno), la Spagna (8.4%) e il Portogallo (6.6%).

I motivi dell’ultimo posto italiano

La stessa dottoressa Mencarini ha sottolineato come la maglia nera indossata dall’Italia dipenda dalle poche sicurezze economiche e sociali che molti giovani percepiscono. Molti altri Paesi sono maggiormente protetti dal welfare, e inducono i giovani a percepire in misura ridotta l’impatto sociale creato dal Covid-19. In particolare tanti Paesi nordici, come Svezia, Norvegia, Finlandia, Olanda, Danimarca e Germania, godono di sistemi di welfare più aperti e benevoli, che rappresentano un elemento protettivo e un fattore di sicurezza per la popolazione fertile. Redditi più alti, maggiori sicurezze nel mondo del lavoro, ridotto precariato, sono tutti fattori di primo piano nell’impatto sul numero di nascite. La crisi riproduttiva ha quindi colpito in maniera più decisa contesti dove la poca protezione, l’insicurezza e la paura sociale hanno tendenzialmente preso il sopravvento. Va sottolineato poi come l’effetto decrescente in termini di nuove culle in Italia risalga addirittura al 2008, dopo la grande crisi finanziaria. Da quel momento in poi il livello di fecondità nel Bel Paese ha subito un rallentamento costante. Alcuni dati preliminari sembrano ora indicare una fase di risalita attestata da marzo 2021. Questo momento, secondo la dottoressa Mencarini, vivrà ancora per alcuni mesi una generale oscillazione dei tassi di natalità, dovuta alle insicurezze nazionali e alla voglia di ritrovare i progetti accantonati nel 2020.

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