25 febbraio 2026 –
Negli ultimi anni si sente parlare sempre più spesso di Token Economy nelle scuole e nei percorsi educativi strutturati. Molti genitori, incuriositi dall’idea di “premiare i comportamenti positivi”, pensano di poterla replicare facilmente tra le mura domestiche.
Ma è davvero così semplice?
La Token Economy non è un sistema di stelline fai-da-te né un “contratto a premi” improvvisato. È una tecnica psicologica strutturata, nata nell’ambito della psicologia comportamentale, che dovrebbe essere progettata e supervisionata da professionisti dell’educazione o della salute mentale.
Cos’è la Token Economy
La Token Economy – letteralmente “economia a gettoni” – è un sistema di rinforzo positivo in cui il bambino riceve un token (un gettone simbolico) quando mette in atto un comportamento concordato. I token accumulati possono poi essere scambiati con un rinforzo o premio stabilito in anticipo.
Alla base c’è un principio scientifico: i comportamenti rinforzati tendono a ripetersi. Tuttavia, affinché il meccanismo funzioni e non produca effetti indesiderati, è necessario che sia inserito in un progetto educativo coerente, con obiettivi chiari e misurabili.
E qui sta la differenza tra uno strumento professionale e un tentativo casalingo.
Perché nasce in ambito professionale
La Token Economy viene utilizzata da psicologi, educatori e insegnanti specializzati soprattutto in contesti strutturati: scuole, centri educativi, percorsi terapeutici, interventi per bambini con bisogni educativi specifici.
In questi casi, il sistema non è mai casuale. Vengono definiti:
- obiettivi osservabili e misurabili;
- criteri di assegnazione chiari;
- tempi di applicazione;
- modalità di riduzione graduale del rinforzo;
- monitoraggio costante dei risultati.
Senza questa struttura, il rischio è che la Token Economy diventi una semplice contrattazione continua: “Se fai questo ti do quello”.
I rischi dell’uso fai-da-te
Utilizzata in modo improvvisato, la Token Economy può generare alcune criticità. Il bambino potrebbe abituarsi ad agire solo in presenza di un premio, faticando a sviluppare una motivazione interna. Oppure potrebbe percepire il sistema come una forma di controllo o ricatto.
Un altro rischio è l’incoerenza. Se le regole cambiano spesso, se i token vengono dati in modo discontinuo o se i premi non vengono mantenuti, il sistema perde credibilità e diventa fonte di frustrazione.
Inoltre, non tutti i comportamenti dovrebbero essere “pagati”. Alcune azioni, come il rispetto delle regole di base o la collaborazione familiare, fanno parte della crescita e della responsabilità condivisa. Trasformarle costantemente in oggetto di scambio può alterare il senso del dovere e della cooperazione.
Quando può essere utile
Ci sono situazioni in cui la Token Economy può essere uno strumento molto valido, soprattutto se integrato in un percorso guidato. È spesso utilizzata con bambini con DSA o ADHD, dove la dimensione visiva e la gratificazione immediata aiutano a sostenere attenzione e autoregolazione.
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In questi casi, però, l’intervento è calibrato sulle caratteristiche del bambino, con obiettivi realistici e progressivi. Il sistema non resta permanente, ma viene modulato nel tempo fino a lasciare spazio alla motivazione interna.
Anche in ambito scolastico può funzionare bene quando l’intero gruppo classe condivide le regole e il progetto è seguito con continuità.
Cosa possono fare i genitori?
Questo non significa che a casa non si possano utilizzare strumenti di rinforzo positivo. Anzi, valorizzare l’impegno dei figli è fondamentale. La differenza sta nell’approccio.
Più che costruire una vera e propria Token Economy, può essere utile:
- riconoscere verbalmente gli sforzi;
- sottolineare i progressi;
- proporre obiettivi condivisi e realistici;
- offrire esperienze di qualità come momenti di rinforzo.
Il cuore dell’educazione resta la relazione. Nessun sistema di gettoni può sostituire il dialogo, la coerenza e l’esempio quotidiano.
Ce ne parla anche la pedagogista Marika Gigliarano in uno dei suoi video:
L’obiettivo finale: l’autonomia, non il premio
La Token Economy, quando ben strutturata, non mira a creare bambini “a premi”, ma a sostenere l’apprendimento di nuove abitudini fino a quando diventano interiorizzate.
Il punto non è accumulare gettoni, ma accompagnare il bambino verso una maggiore consapevolezza delle proprie capacità. Per questo motivo, è uno strumento che andrebbe utilizzato con competenza, equilibrio e – quando necessario – con il supporto di un professionista.
Come genitori, possiamo chiederci: sto usando un rinforzo per sostenere la crescita o per ottenere obbedienza immediata?
La risposta a questa domanda fa tutta la differenza.




