Viaggiare in gravidanza si può: vademecum per future mamme

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Viaggiare in gravidanza si può, ma seguendo opportune regole in modo tale da non esporre a eccessivi rischi se stesse e il feto che si porta nel grembo. Sia che si tratti di un week-end che delle ferie estive bisogna, pertanto, essere più che prudenti e valutare tutti i possibili inconvenienti.

La gravidanza non deve essere vissuta come una fase di totale privazione, ma piuttosto come un periodo in cui si può fare tutto prendendo le dovute precauzioni, in quanto, oltre a tutelare se stesse bisogna proteggere la salute del nascituro. Sicuramente il periodo migliore per programmare un viaggio corrisponde al secondo trimestre; in questo periodo, infatti, il corpo della gestante si è ormai abituato alla sua nuova condizione e i disturbi fisici dei primi mesi (nausea, sonnolenza, stanchezza, ecc.) sono ormai terminati. Nell’ultimo trimestre, invece, si consiglia di preferire località in cui sia presente una struttura ospedaliera attrezzata per tutelarsi in caso di parto anticipato o di qualsiasi altro tipo di urgenza.

Nello scegliere la meta si consiglia di evitare luoghi che richiedano un vaccino obbligatorio, giacché esso potrebbe causare seri danni al feto. È inoltre opportuno non sottoporsi a viaggi particolarmente lunghi e stressanti che potrebbero provocare una intensa stanchezza.

Ma quale metà preferire quando si è in dolce attesa? Una località costiera è senz’altro una soluzione perfetta per le donne in gravidanza, in quanto lo iodio presente nell’aria marina favorisce il metabolismo, mentre le lunghe passeggiate sulla spiaggia migliorano la circolazione arteriosa.

Il mezzo di trasporto meno indicato per le gestanti è l’automobile, poiché lo spazio angusto dell’abitacolo limita i movimenti e non consente un adeguato passaggio d’aria. D’altra parte è stato dimostrato che la macchina potrebbe favorire l’attività contrattile, costituendo per la donna incinta un vero e proprio disagio. Molto meglio, dunque, il treno, il traghetto e l’aereo. Ricordiamo, tuttavia, che per quest’ultimo vige il divieto della trentaseiesima settimana, superata la quale le gestanti non posso più prenderlo; dalla ventottesima settima, invece, è necessario presentare un certificato medico in cui si attestano le buone condizioni fisiche della futura mamma.

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