Toxoplasmosi in gravidanza: protocollo per affrontarla

Scritto da
toxoplasmosi-in-gravidanza-protocollo

La toxoplasmosi è una banale infezione che se contratta in gravidanza può essere fatale per l’esito della stessa, causando gravi danni al nascituro o addirittura il decesso. Tuttavia è utile sapere che se presa in tempo, e se si esegue alla lettera quanto indicato dal protocollo, la toxoplasmosi si può superare senza lasciare strascichi rilevanti sulla qualità della vita del bebè. Nel caso in cui si contragga la toxoplasmosi, sarà bene esser seguite in un centro specializzato nelle malattie infettive in gravidanza. Vediamo nel dettaglio i centri specializzati e la terapia del protocollo.

Toxoplasmosi in gravidanza: la gestione del contagio

L’esito della toxoplasmosi in gravidanza ed il probabile contagio al bebè con i relativi danni, varia a seconda dell’epoca gestazionale in cui viene contratta l’infezione. Se contratta nel primo trimestre, il rischio di trasmissione al feto è circa 15/20 %, nel secondo trimestre il 25/30% per aumentare al 65/70 % nel terzo trimestre.

Nel caso in cui l’infezione attraversi la placenta, si può verificare un’interruzione spontanea di gravidanza o la nascita di un feto morto o con gravi malformazioni. Tuttavia, grazie a delle efficaci terapie prescritte dal protocollo, sebbene sia avvenuto il contagio, può nascere un neonato sano.

La terapia dovrà essere concordata con il ginecologo di fiducia e il centro di malattie infettive in gravidanza che, dopo aver accertato lo stato di gravidanza a rischio, sottoporrà la futura mamma alla terapia e la terrà sotto controllo, per valutare immediatamente eventuali malformazioni o problemi a carico del piccolo.

La terapia della toxoplasmosi: protocollo in gravidanza

Una volta che l’infezione sarà accertata e nel caso in cui attraverso studio del PCR (mediante amniocentesi) venga confermata o sospettata la trasmissione materno-fetale, per via di falsi positivi o negativi, verrà attuata la terapia di protocollo, coordinata da ginecologo, infettivologo e genetista, che comprenderà, prima una serie di cicli a base di Spiramicina, fino al parto se non è stata accertata la trasmissione al feto, e successivamente, dalla 18° settimana di gestazione un’altra terapia a base di Pirimetamina e Sulfadiazina, con aggiunta di acido folinico, se il contagio è sospettato o confermato, fino al parto.
Durante le terapie con i farmaci descritti, sarà bene tenere sotto controllo i valori ematici e la funzionalità renale, bevendo almeno due/ tre litri di acqua al giorno.

Toxoplasmosi in gravidanza: esami sul neonato e follow up

Se le ecografie non presentano nessuna delle malformazioni note e conosciute legate alla toxoplasmosi ( ventricolomegalia, calcificazioni endocraniche, epatosplenomegalia, calcificazioni epatiche, idrocefalia, idrotorace, ascite, idrope,
poliamnios, ispessimento placentare con calcificazioni, restrizione della crescita fetale intrauterina) e il neonato alla nascita risulta essere positivo agli anticorpi ma asintomatico (per via del passaggio degli anticorpi materni), verrà tenuto sotto controllo presso un centro di riferimento di malattie congenite neonatali, dove verranno eseguiti i seguenti accertamenti:
-visita pediatrica
-visita neurologica
-visita audiologica
-visita oculistica con studio del fundus oculare
-prelievi ematici
-controllo della crescita e dello sviluppo psico-motorio
Attraverso questi controlli che si svolgeranno a 10 giorni dalla nascita e a cadenza prima trimestrale e poi semestrale, fino a raggiungere un risultato negativo degli anticorpi relativi al contagio, sarà possibile tenere sotto controllo il piccolo ed escludere un contagio asintomatico della malattia.

Condividi il post:

Categorie dell'articolo:
Disturbi · Gravidanza

Commenti

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *