Perchè la toxoplasmosi è pericolosa in gravidanza

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La Toxoplasmosi è una malattia infettiva causata da un parassita il toxoplasma gondii; la malattia può essere trasmessa attraverso il contatto con le feci infette dei gatti, attraverso l’ingestione di carne cruda o poco cotta oppure da frutta e verdura contaminata e non lavata accuratamente.

Non diventa pericolosa se non contratta in gravidanza, dove nel 40% dei casi, la mamma può trasmetterla al figlio attraverso la placenta provocando gravi danni al feto. Dal periodo in cui avviene il contagio dipendono la possibilità di trasmissione e di conseguenza la gravità della malattia congenita che si manifesta nel feto. Se la Toxoplasmosi viene contratta durante i primi mesi le probabilità di trasmissione al feto sono minori ma i danni che possono apportare sono più gravi.
Per la malattia non esiste un vaccino e di solito è di natura asintomatica, perciò è importante prima di tutto la prevenzione e in seguito la cura.

Il Toxotest è un esame del sangue eseguito mensilmente in gravidanza. Se il test è negativo deve comunque essere ripetuto ogni mese fino al parto per escludere l’infezione. Se invece si è immuni perchè già infettate in precedenza sarà individuata la presenza di anticorpi.
Nel caso in cui il test risulti positivo, il medico dovrà provvedere immediatamente alle cure necessarie per la gestante, prescrivendo uno specifico antibiotico che non sia dannoso per il feto e che combatta l’infezione isolandola ed evitandone la trasmissione madre-figlio.
Nel 96% dei casi in cui avviene il giusto trattamento, i bambini nascono sani.
Se si è contratta la Toxoplasmosi, dopo il parto il neonato verrà sottoposto a visite specifiche e periodici esami di laboratorio.
Col decorso della gravidanza le probabilità di trasmissione aumentano dal 20% al 60%.
Qualora il contagio avviene nelle prime settimane di gestazione o entro la ventiseiesima settimana, le conseguenze possono essere molto gravi come aborto spontaneo, idrocefalia, lesioni cerebrali e cecità.
In alcuni casi i bambini nascono con febbre, ittero, esantema, petecchie, anemia, ingrossamento di fegato e milza, o con sintomi più gravi quali lesioni cerebrali, ritardi mentali, problemi al sistema nervoso e muscolare, crisi epilettiche, sordità e cecità.
Generalmente la malattia si contrae dall’ingestione di carne cruda o poco cotta, insaccati, verdura cruda o frutta non lavate bene, oppure dal contatto con oggetti o animali contaminati, in particolare con i gatti e le loro feci, portatrici dell’infezione.
Per una totale prevenzione e data la gravità delle conseguenze infettive, è importante che la donna segua per tutto il periodo di gestazione comportamenti e pratiche igieniche tali da evitare e/o ridurre i rischi.

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