Sono una mamma che ama stupirsi di suo figlio

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In un anno e mezzo di maternità ho capito che i bambini piccoli sanno stupirti come nessun adulto potrebbe mai fare. I bambini ti stupiscono ogni momento della giornata, e in base alla tua attenzione, puoi restare senza parole in ogni attimo. Sempre.

Stupirmi di mio figlio mi piace un sacco. Per questo motivo cerco di captare ogni piccolo segnale e mi impegno a stravolgere l’umore di una giornata in base a quello che lui può darmi. In questo il romanticismo da mamma non c’entra niente. Non so se è una cosa innata del mio carattere o se è un impegno che ho preso da quando è nato, ma imparare a stupirmi di tutto quello che fa mi aiuta a sentire meno pesante l’impegno di accudirlo. Mi basta veramente poco per restare sorpresa dalla sua voglia di vivere e crescere, e la sua capacità di stupirmi è direttamente proporzionale alla mia serenità interiore. Mi rende talmente felice che spesso non vorrei altro, mi basta la sua scoperta giornaliera o un gesto che mi ricorda quanto sia bello apprezzare la vita per quello che abbiamo.

So che non basta questo per sentirsi felici di un figlio, ma quando mi collego su Skype per vedere la mia famiglia lontana, e mi rendo conto che lui fa le feste a un monitor che mostra un viso che non vede da mesi, brindo in silenzio per quel momento così magico, che non avrei mai creduto possibile prima di essere madre. Perché non pensavo che i bambini di 10 mesi potessero riconoscere così bene persone che hanno visto troppo poco, che non vivono con loro la quotidianità, che non assorbono momenti di vita insieme.

Non posso conteggiare le volte in cui mio figlio è stato capace di stupirmi per le sue riprese repentine, i suoi cambiamenti di umore, i gesti e le scoperte. In 19 mesi ogni qualvolta mi sono stupita grazie a lui ho pensato fosse il migliore regalo potesse farmi. E ho dimenticato le nottate in bianco, i capricci e i pianti inspiegabili. Ho dimenticato il mio stato di pessimismo, in cui mi sentivo una pessima madre.

L’apice dello stupore è arrivato a fine dicembre, quando siamo tornati in Sardegna per dieci giorni. Lui si sentiva a casa, come se quella famiglia lontana non la vedesse dal giorno prima. In tutti quegli istanti di giorni sardi mi sono ricreduta sulla sua capacità di stupirmi e ho sperato con tutta me stessa che questa sua capacità di lasciarmi senza fiato non finisca mai. Appena arrivati l’ho guardato come si guarderebbe un’abitante di un altro pianeta. Gli ho sorriso. E mi sono impegnata per non commuovermi. Ho trattenuto le lacrime di felicità e le ho nascoste in un angolo del cuore.

Lui che appena è entrato in casa dopo 4 mesi di assenza ha preso la mano del nonno e l’ha portato sul lettone per saltare come quando ha imparato a farlo la prima volta proprio in quella camera.
Lui che ha teso le braccia per un caldo saluto in un negozio di abbigliamento allo “zio” che consideriamo tale e con cui ha trascorso un’intera giornata di fine agosto a giocare e ridere.
Lui che ha visto babbo natale per la prima volta, arrivato in ritardo per festeggiarlo e fargli scartare  regali speciali.
E lui che ha riconosciuto tutti e tutto, che ha mostrato il lato bello dell’essere bambini, in cui non importa la lontananza e l’assenza, ma solo il cuore e ciò che sentiamo verso gli affetti.
In quei dieci giorni nella casa sarda mio figlio mi ha fatto il dono più bello. La felicità di stare con tutta la famiglia pur non vedendola da mesi è stato il promemoria più grande. Ché anche per un bambino non conta essere molto lontani per amarsi. Se sei dentro il suo cuore non potrai mai andare via, ci resterai tutti i giorni. Per sempre. 

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