Post parto:il rooming in

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E’ ormai una prassi consolidata nei reparti maternità di molti ospedali italiani, e sempre più professionisti del settore lo consigliano a gran voce: stiamo parlando del rooming in. Di cosa si tratta? Con rooming in si intende la permanenza, dopo il parto, di bimbo e mamma nella stessa camera, 24 ore su 24, per i giorni di degenza in ospedale.

In contrasto con l’abitudine di qualche decennio fa di affidare il neonato alle cure del personale di nido e nursery, con il rooming in la culla del piccolo viene posta nella camera della mamma, di fianco al suo letto, affidando direttamente a lei il suo bambino. In questo modo il contatto tra mamma e figlio è costante, una sorta di proseguo del loro legame intimo e profondo pre-parto.

Il rooming in ha molti aspetti positivi: aiuta la mamma a “prendere mano” in previsione del rientro a casa evitando che, una volta giunta tra le mura domestiche, si trovi spaesata, cadendo più facilmente dalla tristezza da baby blues. Inoltre, favorisce l’allattamento al seno e permette anche al papà di partecipare attivamente all’accudimento del piccolo, rafforzando il legame genitori-figlio. Alcune ricerche specifiche, infatti, hanno confermato che, come per gli animali, anche per l’essere umano i primi giorni dopo il parto sono un momento delicatissimo, in cui si crea uno speciale legame tra madre e bambino (bonding). Meno il bambino sta con la mamma, e in generale con i genitori, più facilmente si potrebbe verificare l’interruzione di questo legame.

Certamente, accanto ai lati positivi, c’è chi vede nella pratica del rooming in anche lati negativi. In primis, pensando alle mamme e alle fatiche già affrontate con travaglio e parto, affidando il bimbo al nido, si darebbe loro qualche attimo di riposo. Inoltre, c’è chi vede nel rooming un modo per risparmiare sul personale dei reparti maternità.

E’ un dato di fatto, però, che stando a stretto contatto, il legame emotivo madre-bambino si consolida e la neo mamma si impratichisce prima del fatidico rientro a casa.

E voi, l’avete provato? Cosa ne pensate del rooming in?

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