Bambini e terremoto: quale sarà il loro futuro?

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Tra tutte le gravi conseguenze del sisma che ha colpito il centro Italia, una delle più tragiche è sicuramente l’impatto che questo ha avuto sui bambini. Tante piccole persone innocenti, che, nei casi più fortunati, si ritrovano la vita sconvolta da una cosa talmente grande che neanche noi adulti riusciamo bene a farcene una ragione.

I bambini, vittime indifese del terremoto

Il terremoto ha avuto un impatto devastante sulla vita di tutte le persone coinvolte, e in special modo su quella dei bambini.

Sono tante le storie che abbiamo letto in questi giorni sui quotidiani, sia tragiche che a lieto fine: dalla piccola Marisol, morta a soli 18 mesi, ai fratellini morti insieme sotto le macerie, a Giulia e Giorgia, le bambine salvate dalla Protezione Civile.

Il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini, ha dichiarato che, anche se non ci sono numeri certi, tra le 290 vittime del terremoto ci sono, purtroppo, molti bambini.

Si mette in moto la macchina dell’assistenza

I bambini sopravvissuti alla tragedia, in questi momenti, hanno un grande bisogno di aiuto: Iacomini ha dichiarato di essere in contatto con il Governo italiano e con la Protezione Civile per attivare le norme minime di protezione dei minori. Non solo fornire assistenza psicologica, ma anche beni di prima necessità, oltre a creare condizioni più favorevoli alla vita dei bambini negli alloggi provvisori.

Pensare al futuro dei bambini dopo il terremoto

La cosa migliore da fare per questi bambini è guardare al futuro. Ai bambini come Gabrielle, 8 anni, che ha perso tutta la famiglia, è necessario provvedere cercando una nuova sistemazione presso familiari o amici, in attesa che il Governo trovi una soluzione definitiva.

La società civile, quella parte di umanità fortunata che non è stata colpita, può e deve fare molto per aiutare i bambini. L’Unicef, come nei casi dei terremoti de L’Aquila e dell’Emilia, sta rispondendo al suo mandato internazionale,  e, insieme al Governo, sta pensando ad un piano per il loro reinserimento a scuola.

 

 

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