Arriva l’app per tradurre il pianto del neonato

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“Oddio! Piange! Cos’avrà?!” dice la mamma. Avrà mal di pancia, avrà forse sonno, magari ha fame oppure ha semplicemente bisogno di essere cambiato?” Ecco i quesiti più diffusi tra le mamme ed i papà di tutto il mondo per comprendere la motivazione del pianto del neonato!

E anche se dopo un po’ ci si può fare l’abitudine, e riconoscere i bisogni del proprio bambino al primo colpo può diventare più semplice, quello che accade nella realtà e che i genitori vadano spesso per tentativi.

Poteva la tecnologia dimenticarsi di una questione così spinosa e nazionalpopolare?

Decisamente no!

E infatti, ecco che sul magico mercato delle app per smartphone è appena arrivata una nuova applicazione che, siamo certi, andrà a ruba.

Direttamente dalla National Taiwan University Hospital Yunlin, nasce “Infant Cries Translator”: un’applicazione che consente letteralmente di tradurre il pianto del neonato e di identificarne la causa.

Realizzata dopo un lungo periodo di test condotto su un campione di oltre 100 neonati, e consolidata grazie ad un vasto database contenente oltre 200.000 suoni diversi di pianti infantili, l’applicazione sembra risultare, a detta dei primi utilizzatori, molto accurata ed affidabile.

Nei bambini di poche settimane, infatti, l’affidabilità del risultato sale addirittura al 92%. Più il piccolo cresce, più tradurre i suoi suoni risulterà complesso.

Come funziona Infant Cries Translator?

Semplice! Quando il piccolo piange, basta avvicinare lo smartphone al bambino e lasciare che l’applicazione registri il suono per circa 15 secondi. L’analisi della frequenza delle onde sonore e della loro potenza, incrociate, permette di individuare il motivo del pianto infantile, spaziando tra quattro categorie: sonno, fame, dolore o pannolino bagnato.

Ma non basta: quest’applicazione consente anche di creare un database personalizzato su misura per il piccolo, registrando i suoi pianti per perfezionare, giorno dopo giorno, la funzionalità del servizio.

Pratico, no?

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Mamme e tecnologia

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