Aboliamo la maternità surrogata: l’appello arriva dalla Francia

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Maternità surrogata Francia

2 febbraio, Parigi, Parlamento francese. Una sola parola risuona tra le stanze dell’Assemblée Nationale: basta!

Basta allo sfruttamento del corpo femminile, basta alla mercificazione della dignità umana delle donne e dei bambini, basta alla considerazione della maternità come un mero business economico a discapito dei più poveri: in poche parole, basta al triste fenomeno della maternità surrogata.

Un tema di cui abbiamo già discusso recentemente e che torna prepotentemente alla ribalta delle cronache contemporanee grazie alla decisione di centinaia di attiviste, scienziate, dottoresse e parlamentari di incontrarsi nel luogo simbolo del potere francese e far sentire la propria voce per chiedere non solo alla Francia, ma a tutto il mondo, di decidersi – finalmente – a firmare una carta unitaria che vieti la pratica dell’utero in affitto.

Un argomento che se all’apparenza può essere interpretato come una possibilità in più per molte coppie sfortunate o non tradizionali di avere un figlio, sotto il primo strato benpensante nasconde accumuli di marcio. Come lo sfruttamento delle donne, per esempio, che soprattutto nei paesi sottosviluppati ed in grave stato di povertà sono costrette a diventare incubatrici seriali ed a vendere il proprio utero per raggranellare pochi spiccioli (non è un mistero, infatti, che il grosso del ricavato vada dritto nelle tasche degli intermediari e delle grandi lobby del settore scientifico che, senza remore, premono perché il business continui ad aumentare ed a prendere piede).

O come la scarsa valorizzazione della vita del bambino che diventa frutto di una produzione di massa, dove la naturalità della maternità ed il legame del neonato con la mamma decadono sin dal primo istante, regolamentate da leggi ferree che tolgono alla genitrice ogni diritto.

O come, infine, i rischi di salute, sia dal punto di vista fisico che psicologico subiti dalle mamme in affitto, esposte a trattamenti da schiavitù.

I prossimi passi? Portare questa battaglia dal territorio francese verso l’Europarlamento e poi, ancora, sul banco della politica mondiale.

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