L’importanza della Vitamina K per i neonati

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Un bambino ha necessità di tantissimi nutrienti diversi. Questi componenti essenziali sono i primi responsabili di una corretta e completa crescita.

Tra gli elementi che non possono mancare ad un neonato spicca la vitamina K. L’importanza di questa vitamina fa sì addirittura che essa venga somministrata mediante un’iniezione intramuscolare subito dopo la nascita.

Occorre dunque non dimenticare anche con il passare dei mesi e dei primi anni di vita di ogni bimbo l’apporto necessario che la vitamina K determina sullo sviluppo infantile.

La vitamina K viene somministrata per evitare che si manifesti una malattia emorragica nel neonato, MEN, una patologia strettamente legata alla carenza di questa vitamina.

A cosa serve la vitamina K?

Come tutte le vitamine assimilabili mediante una dieta ricca e variegata anche la vitamina K risulta essenziale per la crescita di un neonato.

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Dopo la prima somministrazione con iniezione la K è spesso prescritta anche nei mesi successivi alla nascita solitamente per assunzione orale.

Questo componente infatti agisce sulla regolare coagulazione del sangue, e una sua riduzione può provocare pericolose conseguenze di carattere emorragico. Spesso una prolungata assunzione di vitamina K si rende obbligata data la scarsa trasmissione che avviene della stessa tra mamma e feto in fase di gestazione, e attraverso il latte materno durante lo svezzamento.

Inoltre l’apparato digerente di un bimbo con pochi mesi di vita non è ancora pienamente pronto a sintetizzare questa vitamina, che deve così necessariamente essere assunta per differente via. La giusta quantità di vitamina K nell’organismo di un bambino diviene dunque di determinante riscontro per impedire il formarsi di emorragie, soprattutto di tipo cerebrale, e per coordinare il regolare funzionamento del sistema circolatorio.

Carenza di vitamina K e complicanze

Una totale assenza o una quantità insufficiente di vitamina K nell’organismo di un neonato può condurre perciò a gravi conseguenze fisiche.

Il rischio immediato di emorragie per un’incompleta coagulazione del sangue non rappresenta l’unica incombenza di notevole entità a cui un bimbo con poca vitamina K può andare incontro.

Cresce infatti anche la possibilità di manifestare fenomeni di difficoltà circolatoria ed emorragie anche in età più avanzata.

Ad aggravare la situazione già piuttosto problematica possono aggiungersi concomitanti patologie localizzate all’intestino e al tratto digerente. Bimbi con forme più o meno gravi di celiachia, di fibrosi cistica o di colite ulcerosa vedono ulteriormente compromessa la propria capacità intestinale di assorbire la vitamina K.

Le complicanze di tipo circolatorio possono manifestarsi anche in forme lievi come consuete epistassi, ovvero sanguinamenti dal naso, ma pure dalle gengive, oppure possono determinare un’accanita difficoltà delle ferite a rimarginarsi in modo rapido e completo.

A tutte queste pericolose conseguenze legate all’apparato circolatorio possono affiancarsi anche importanti problemi che coinvolgono la struttura scheletrica del bimbo. Ossa deboli, rischi elevati di fratture e persino forme precoci di osteoporosi possono essere direttamente correlate con un livello di vitamina K insufficiente.

Solitamente la patologia si manifesta dopo la nascita, circa un paio di giorni dopo, ma esiste anche un tipo tardivo, sebbene ancora più raro, che si può manifestare anche qualche settimana dopo il parto. Più predisposti sono i neonati le cui madri hanno seguito una qualche terapia farmacologica che ne ha inibito l’assimilazione. A ogni modo questa è la procedura per prevenire l’eventualità, e viene quindi iniettata intramuscolo una dose di vitamina K pari a 1 mg al neonato. Così accade anche negli USA.

Come far assumere la vitamina K ai bambini?

Detto del fondamentale ruolo assunto dalla vitamina K nell’organismo di un neonato e di un bimbo occorre capire come far assumere a quest’ultimo il corretto quantitativo di tale sostanza.

Attraverso l’alimentazione è infatti possibile accrescere i livelli di vitamina K presenti nell’organismo di ciascun bimbo.

Quando le generali condizioni del bimbo non presuppongono altre patologie di carattere intestinale per far registrare un corretto dosaggio di vitamina K è pienamente sufficiente una dieta completa, variegata e regolare.

La presenza a tavola di verdure come spinaci, cavoli, pomodori e cime di rapa, o di carni quali il fegato, garantisce un apporto considerevole di vitamina K.

Se il proprio bimbo presenta qualche difficoltà a seguire una dieta varia e ricca, o è affetto da qualche complicanza intestinale sarà allora necessario elevare i quantitativi di vitamina K mediante appositi integratori specifici per bambini.

Non si tratta di prodotti che vanno assunti in modo spensierato e poco lucido, e occorre perciò rivolgersi ad un medico pediatra che possa consigliare e indicare il giusto tipo e il corretto dosaggio giornaliero. Un eccesso di vitamina K nell’organismo di un bambino può determinare effetti collaterali importanti e spesso di grado pari a quelli creati da una sua carenza.

Il latte di mamma non è difettoso

Se però la somministrazione alla nascita è plausibile, diverso è il discorso durante l’allattamento. A oggi, infatti, la somministrazione della vitamina è ancora controversa. Infatti, negli Stati Uniti alla dose iniziale non segue alcuna prescrizione di dosi successive. In Italia, invece, si consiglia alle donne che vogliono allattare la seno di somministrare 2 mg una volta alla settimana per circa 6-8 settimane. Ma come, allora il latte di mamma non è completo come vogliono farci credere?

Allora certe mamme sono autorizzate a pensare che il latte artificiale sia la scelta migliore? Ovviamente non è così, e se in natura il latte materno è carente di vitamina K un motivo ci sarà sicuramente. Tuttavia, la scelta se seguire la profilassi o meno durante l’allattamento è dei genitori. Invece è buona norma assumere gli alimenti che ne contengono un discreto quantitativo quali verdure a foglia verde, per esempio spinaci, carciofi, ma anche in certi formaggi e nei cereali, la vitamina K così assunta passerà in parte anche attraverso il latte al neonato.

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Alimentazione · Cura del bambino

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