Nome del bebè: la scelta è della mamma secondo lo psicologo

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La scelta del nome per il proprio figlio rappresenta spesso un momento di grande indecisione per i genitori. Magari è capitato anche a voi di consultare manuali sui nomi e il loro significato, o magari di prendere in considerazione l’eventualità di dare al vostro bambino lo stesso nome dei nonni. È innegabile che questa decisione crei delle volte alcuni contrasti, dettati dalle preferenze e dal desiderio di compiacere i propri famigliari. Tuttavia dovrebbe essere prerogativa della mamma scegliere il nome del futuro nascituro e a dirlo è lo psicologo Raffaele Morelli, durante un’intervista.

Perché il nome del bambino deve sceglierlo la mamma?

A parere del Dottor Raffaele Morelli, è necessario attuare questa scelta per una questione puramente empatica. Far sì che la madre scelga in completa autonomia il nome, senza essere influenzata dalle opinioni del compagno e dei genitori, è capace di rafforzare il naturale legame che si crea tra lei stessa e il neonato.

La gravidanza sarebbe fisiologicamente nel corpo ma emotivamente nel cervello, e il nome del bambino viene dall’immaginario d’amore che la donna crea intorno al figlio attendendone la venuta al mondo.” – spiega il Dottor Raffaele Morelli – “Nella voce della mamma il bambino percepisce positività e la pronuncia del nome scelto dalla madre rafforza il legame empatico mamma-bambino. Più costruzione affettiva c’è nel nome privilegiato maggiore sarà la positività trasmessa al bebè.

È sconsigliabile quindi chiamare il proprio bambino con il nome dei nonni, in quanto il nome è prima di tutto un suono e ogni suono identifica la persona. Morelli mette in chiaro la sua posizione e spiega: “Non c’è tradizione della terra che non abbia cambiato il nome all’iniziato quando entrava a far parte del tempio. Gli antichi saggi sapevano che ogni suono caratterizza ciascuno di noi.

Il Dottor Morelli definisce anti-ecologico per la psiche del bambino l’essere chiamato con il nome dei nonni o con un nome scelto per motivi legati alla tradizione del paese. Pensiamo, per esempio, all’usanza di chiamare il nascituro così come il santo del giorno di cui si festeggia l’onomastico.

Il compito del padre è rendere felice la mamma, la donna che ha vicino, ma la gravidanza, l’accudimento del neonato, il cambio del pannolino, la tattilità, spettano soprattutto a lei.” afferma il dottore, ribadendo il concetto secondo cui il papà, pur essendo una presenza di grande rilievo per il bambino, deve lasciare che sia la sua compagna a scegliere il nome, in quanto solamente lei durante la gravidanza può aver instaurato un’interazione sonora con il bebè: “Tra il piccolo e la madre si svolge incessantemente per tutta la gravidanza una danza di suoni, una relazione unica che contiene in sé il mito della creazione.

La scelta del nome determina serenità di mamma e bambino

Lo psicologo Raffaele Morelli appare molto chiaro sulla questione. In virtù del concetto secondo cui noi tutti ci identifichiamo con un suono e che esso in quanto tale deve essere unico, la madre ha il dovere di preservare tale unicità. È suo compito imporsi e non permettere che il proprio figlio subisca un nome imposto dai costumi della società, dalle tradizioni e dai famigliari.

Ogni nome viene pronunciato dalla madre con un’inflessione di voce che può trasmettere gioia, amore e felicità, o, al contrario, fastidio e contrarietà. Se la donna si sente costretta a chiamare il proprio bambino con un nome che non le aggrada, solamente per accondiscendere alla volontà dei nonni o del marito, finirà per manifestare, seppur involontariamente, il suo disappunto ogni volta che pronuncerà il nome.

Pensate che fastidio proverebbe la madre chiamando il suo piccolo con un nome che non la convince. Ogni volta che chiamerebbe il suo bambino quel fastidio verrebbe trasmesso proprio al piccolo: insomma avremmo una relazione sonora insoddisfacente per entrambi.

Il Dottor Raffaele Morelli conclude mettendo in luce un altra questione di estrema importanza: l’abitudine di alcune persone di chiamare i bambini con diminutivi. Gran parte delle mamme non apprezza questa usanza, in quanto contrasta con il suono da esse scelto per identificare il proprio figlio e che, in quanto tale, va rispettato.

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