Mamme: quelle fiabe che ci raccontano

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Ci hanno detto che sarebbe stato amore a prima vista, che il primo abbraccio sarebbe stato facile, amorevole, senza impedimenti. Che avremmo dimenticato il dolore, subito dopo. Che allattare sarebbe venuto naturale, come prova d’amore.

Ci hanno fatto immaginare una vita dolcissima, pronta a partire già dai primi giorni.

Le prime poppate, le prime passeggiate, le nanne pomeridiane con nostro figlio sul petto.

Ci hanno fatto credere che noi mamme, in quanto mamme, saremmo state in grado di decifrare qualsiasi pianto, urletto, esigenza. Che saremmo state in grado di fare sempre la cosa giusta.

Un po’ stanche, in carenza di sonno, ma ci saremmo abituate.

Ci hanno detto che avremmo potuto chiedere aiuto, anzi, che era quasi un nostro dovere più che un diritto: la gente avrebbe capito e ci avrebbe sollevato da qualche incombenza, a favore di una pennichella, di un lavaggio arretrato di piatti.

La nostra vita sarebbe stata quella di ogni mamma: da sempre, tutte, amano, allattano, fanno pennichelle pomeridiane, e interpretano correttamente esigenze, pianti, lallazioni, sapendo già cosa fare.

Ci hanno raccontato favole. Certamente calzanti per molte principesse, regine e dame.

Sono storie che, se non ti si adattano, se non ti ci rivedi, vai in affanno, in sensi di colpa, in tristezza. In certi casi sono quasi leggende, aneddoti, ma tu non sei in grado di capirlo, di prenderne le distanze e ti avvilisci o ti arrabbi con il mondo.

Nessuno ti ha raccontato di come cambia la coppia, del non capirsi, delle liti, della solitudine. E non te lo hanno detto perché si sono dimenticati questo, non vogliono spaventarti con quello, danno per scontato quell’altro.

Perciò rimangono solo quelle fiabe e tu vai in tilt.

Perché non amo, al primo sguardo, come vorrei.

Perché non ho il latte, non riesco ad allattare o il dolore è troppo forte e non voglio farlo. 

Perché non sono in grado di capire cosa vuole, perché non sono in grado di farlo smettere, di tranquillizzarlo.

Perché ho un sonno che non mi fa ragionare e vorrei farmi la pennichella ma da sola.

E, come mai, se chiedo aiuto, nessuno mi sente. Nessuno mi aiuta, nessuno vuole, nessuno fa.

Se è tutto così naturale, cosa c’è di sbagliato in me?

Vorrei poterlo dire a tutte le neomamme e alla me di qualche anno fa: In te, non c’è nulla di sbagliato. Ci vuole tempo, forza e pazienza. La storia delle altre madri non è la tua. Non paragonare, non ascoltare, non ti avvilire.

Non nascondere i tuoi sentimenti, le tue emozioni, perché non corrispondono alla prosa, alla poesia, al pentagramma. Non ti vergognare di quello che provi. Datti tempo e prendi ciò che arriva per quello che è.

Ci sono le principesse delle fiabe e ci sono le persone vere. E quelle vere sono di più, anche se non sembra. Anche se, con il trascorrere degli anni, tutte si ricordando solo la favola.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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