Mamme, ma chi ce lo ha fatto fare?

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Quanto è lunga la gravidanza: con i suoi sintomi non sempre piacevoli. Quanto è doloroso il parto: con il travaglio tutt’altro che rosa e fiori. Quanto è tosta essere una mamma: da quando sono frugoletti a quando li accompagni davanti alla scuola, tra ritardi, stress, cose incompiute, sorrisi che devi far sbocciare sul tuo viso, per rassicurarli, sempre.

Ci sarebbero tutti i fattori, nella nostra vita da mamma, per pensare che sia tutto troppo. Troppa fatica, troppi cambiamenti, troppo stress. Il corpo che cambia, la coppia che cambia, noi donne che cambiamo.

Dopo aver assaporato la vita da mamma, nella sua totalità, dalle incertezze lavorative, passando alle fasi nelle quali, in coppia, si parla solo di chi fa cosa, verrebbe da domandarsi chi ce lo ha fatto fare!

Chi ce lo ha fatto fare a rischiare il nostro lavoro, la carriera che avremmo sempre voluto? Ne è valsa la pena a soffrire così tanto, in ospedale, per poi ritrovarsi una cicatrice sull’addome o una diastasi addominale? Perché, dopo aver trovato finalmente la persona giusta, con la quale condividere la vita, si parla solo di figli? Per non parlare dei sacrifici per il nido, la scuola materna, gli sport, le lingue.

Il mal di schiena. Il riposo a singhiozzo. La maglia piena di rigurgiti. I capelli con la pastina nella frangetta. Il seno che fa male. I vestiti che sono diventati tutti troppo piccoli e stretti. E le altre che ci sembrano perfette o, quanto meno, non così malandate. Che hanno tre figli ed ancora un buon lavoro, o che hanno la carriera che avevamo sempre sognato noi, con viaggi all’estero settimanali, che non possiamo più permetterci. Quelle che hanno il tempo (e la voglia) per la palestra, l’aperitivo, il cinema, la serata con le amiche, il gruppo di zumba, quello di tango, il ritiro yoga e la cenetta romantica.

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Quante volte, diciamoci la verità, ci siamo trovate a fare questi paragoni, a fare queste riflessioni? Davanti allo specchio, che ci restituiva le occhiaie. Davanti al nostro figlio, mentre cambiavamo il terzo pannolino. Davanti al papà, tra un urlo ed un altro. Dentro noi stesse, troppo accecate dall’idea che potessimo essere giudicate delle cattive madri, per poterlo dire ad alta voce.

Eppure, i primi mesi ed i primi anni dalla nascita sono così difficili e pieni di dubbi, di ansie e sensi di colpa ed inadeguatezza per molte di noi. Con la tv accesa, in un salotto televisivo con le luci accecanti, che cancella anche le più banali e invisibili rughe di espressione, mentre donne con tacchi sottili ed altissimi, ci parlano di come è bello essere mamme, come non sia cambiato proprio nulla nella propria vita. Anzi! Lui le ama di più. Il corpo ed il viso sembrano dare il massimo dopo questa esperienza. Il lavoro ha subito un piccolo colpo d’arresto, ma hanno in mano già altri grandi, immensi progetti.

Com’è difficile, davanti a questo e ad altro, confessarci la verità. Dire ad alta voce, senza essere brutalmente giudicate, senza pensare di essere indegne della maternità, sottraendosi dalla frase ” Fate i figli e poi li volete parcheggiare a scuola”, che la maternità è una cosa tosta. Lo è sempre stata. Oggi lo è anche perché sappiamo che non è giusto abbandonare noi stesse, quelle che siamo ed eravamo, che siamo sempre anche altro, non solo madri.

Quando gli anni passano, ce lo dicono spesso, le cose cambiano. Le maglie ci andranno di nuovo bene. Non avremo rigurgiti o pastine addosso e neanche compiti da controllare. Non saremo sole tutto il giorno, con il latte che non esce o il riposo da fare solo quando dormono anche loro. E quegli anni arrivano in fretta e cancellano il ricordo del travaglio di dodici ore, smaltisce emorroidi, cicatrici, senso di solitudine e quegli uomini che sono diventati padri in ritardo.

Il tempo passa e vorremmo avere non uno, non due, non tre ma mille figli, tanto è cambiato il nostro punto di vista, il ricordo e la prospettiva. Vediamo solo quello che di bello c’è stato in quel periodo. Di quel periodo in cui era tutto troppo. Troppo difficile, troppo faticoso.

Eppure, in quel mentre, a volte capita. Capita, mentre sei alle prese con la mela da schiacciare, il sederino da pulire e la riabilitazione perineale da fare, di sentirci sopraffatte e di pensare a chi ce lo ha fatto fare. È normale. Comune. Non bisogna sentirsi in colpa. Poi passa, tutto qui.


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http://statodigraziaachi.com/

L’autrice in parole telegrafiche: Donna, stop. Annata 1977, stop. Razza Caucasica, come direbbero in un poliziesco americano, stop. Status pro-tempore Pugliese prestata alla Regione Lombardia, stop.

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