Legge di Bilancio 2019 e mamme freelance: novità e tutele per le partite IVA

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Nuove tutele e riconoscimento di diritti fondamentali per le mamme che in Italia svolgono una professione autonoma: la Legge di Bilancio approvata per il 2019 ha introdotto delle modifiche al Testo Unico della Maternità e, in combinazione con lo Statuto del Lavoro Autonomo, garantisce dei bonus e un allargamento delle indennità per le neomamme e in generale le donne che lavorano come freelance e hanno una partita IVA.

Mamme freelance e partita IVA

Nel 2019 vi sono diverse novità per le donne in gravidanza che lavorano come freelance, che siano iscritte a un ordine professionale o rientrino nella Gestione Separata dell’Inps: infatti, con l’approvazione della Legge di Bilancio, si è messo mano al Testo Unico della Maternità in modo da far gravare meno sulle loro spalle (anche dal punto di vista economico) il peso di conciliare professione autonoma e gravidanza, oltre al periodo post gestazione.

Alle libere professioniste (che in Italia sono un terzo delle lavoratrici con partita IVA) sono stati riconosciuti per la prima volta dei diritti fondamentali quali il Bonus Bebé e Asilo Nido, oltre agli assegni previsti per i nuclei familiari. Non solo: da quest’anno anche chi è iscritta alla Gestione Separata beneficerà di quell’indennità di maternità prima riservata ad altre categorie.

I diritti delle “mamme autonome”

Per capire quali sono le tutele introdotte è bene innanzitutto individuare chi sono le “mamme autonome“: questa categoria annovera le donne con figli a carico che lavorano autonomamente e hanno la partita IVA, comprendendo sia quelle iscritte alla Gestione Separata dell’Inps sia coloro che fanno riferimento a una specifica cassa previdenziale (un esempio è l’Enpam per i medici). Per loro dal 2019 è possibile usufruire dell’indennità di maternità di cinque mesi per la parentesi di congedo di cui già beneficiavano le lavoratrici dipendenti e che, nel caso, può partire anche dall’ottavo mese di gravidanza. Inoltre all’indennizzo hanno diritto anche le donne che per diversi motivi continuano a lavorare pure in maternità.

Condizioni per l’indennità e i vari bonus

Le condizioni in cui viene garantita l’indennità di maternità variano a seconda della cassa. Per le donne iscritte a un ordine professionale e che fanno riferimento a casse particolari, il requisito è che siano stati versati almeno due anni di contributi: l’indennizzo “è pari all’80% di cinque dodicesimi del reddito percepito nell’anno precedente” e la domanda di erogazione può essere inoltrata dal sesto mese di gestazione e non oltre il terzo dopo il parto. Per le lavoratrici iscritte alla Gestione Separata, la condizione è la sussistenza di almeno tre mesi di contributi, da versare oppure dovuti: l’indennizzo (richiesto sul portale dell’Inps) “corrisponde all’80% della retribuzione giornaliera” in base al lavoro svolto. Infine, come detto, la Legge di Bilancio ha introdotto per le “mamme autonome” anche il Bonus Bebé (fino a 25mila euro annui), il Bonus Mamma Domani (una sorta di premio alla nascita), il Congedo Parentale che va richiesto all’Inps e infine mensilmente gli Assegni per il Nucleo Familiare che variano a seconda dei figli a carico e dell’ISEE.

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