Insonnia del neonato: come nascono i disturbi del sonno

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Uno dei principali problemi che i neogenitori si trovano ad affrontare dopo la nascita del loro bambino è quello del suo ritmo sonno-veglia; infatti il neonato, soprattutto nelle prime settimane di vita, dorme per molte ore, ma non sempre durante la notte.

Si parla quindi di disturbi del bio-ritmo circadiano che affliggono la maggior parte dei bebè e che, secondo le più attuali linee di pensiero, sembra abbiano una causa ben definita.

Il distacco dalla madre

Il neonato, per nove lunghi mesi, è vissuto all’interno della pancia della madre, protetto e nutrito dal suo corpo, attraverso il quale è venuto a contatto con la realtà.

Questo rapporto di simbiosi viene bruscamente interrotto al momento del parto, quando il bambino è costretto a staccarsi dalla mamma per iniziare un’esistenza autonoma.

Tale esperienza risulta estremamente traumatica per lui, in quanto implica il contatto con una moltitudine di stimoli nuovi e sconosciuti, nella maggior parte dei casi traumatizzanti. La sua percezione visiva viene bersagliata da luci sconosciute; quella uditiva subisce stimoli violenti; ma soprattutto la concezione dello spazio assume un aspetto destabilizzante.

Il neonato ha assoluta necessità del contatto fisico con la mamma, per adattarsi con gradualità al fatto di essere diventato un essere autonomo e separato da lei.

Il problema del sonno per il neonato

L’insonnia dei neonati è un disturbo molto comune che dipende dalla forzata separazione dalla figura materna, del tutto innaturale e non accettata dal bambino.

Quasi sempre i disturbi del sonno dei neonati dipendono dal distacco materno. La biologia del bambino prevede una tempistica molto lenta per tale separazione ed il voler accelerare questo momento produce uno scompenso psico-emotivo che sta alla base dell’insonnia neonatale.

Si è visto infatti che, nei paesi orientali, dove è diffusa l’usanza di far dormire i neonati con i genitori, tali problematiche non sussistono.

L’abitudine a dormire da soli, magari facendo a meno della madre anche nel delicato momento dell’addormentamento, viene vissuta dai bambini come una vera e propria violenza psicologica, a cui essi tentano di porre rimedio auto-consolandosi con l’uso di pupazzi, copertine e ciucci.

Tendenza all’autonomia dei bambini

La filosofia che sta alla base di tali abitudini è strettamente collegata alla tendenza di rendere i bambini indipendenti fin dalla più tenera età.

Questa necessità di autonomia è nata negli anni ’70 in America e poi ripresa successivamente, e consiste nell’affermare che fin dal terzo mese di vita il neonato deve dormire da solo, anche a costo di molti pianti.
Parallelamente a tale comportamento, si è assistito ad un notevole incremento dei disturbi del sonno, con difficoltà di addormentamento, frequenti interruzioni e risvegli precoci.

Nei paesi occidentali, infatti, oltre il 45% dei bambini soffre di disturbi simili, fino al punto da richiedere l’impiego di farmaci pediatrici ipnoinducenti.

Molte ricerche epidemiologiche sono concordi nell’affermare che intorno ai due anni i bambini si svegliano maggiormente, mentre tale tendenza tende a diminuire naturalmente dai tre anni in poi.

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