I neonati e la percezione dello spazio lo studio dell’universita di Padova

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silvia.migl@peppereppe.com'

La percezione dello spazio intorno a sè, spiega un nuovo studio realizzato dall’Università di Padova, si sviluppa fin da piccolissimi, forse già prima della nascita. Ecco gli interessanti risultati della ricerca.

La percezione dello spazio nei neonati

Lo spazio peripersonale è quello che si trova subito attorno ad ognuno di noi. Si tratta dello spazio in cui si trovano gli oggetti e le persone con cui si può interagire direttamente. Questo è un concetto, insieme a quello di vicino e lontano, estremamente importante per la percezione dello spazio.

Secondo un recentissimo studio, realizzato dall’Università di Padova insieme all’Unità Pediatrica dell’Ospedale di Monfalcone e all’Università di Birmingham, questa consapevolezza si sviluppa prestissimo nei neonati, forse ancora prima della nascita.

Lo spazio peripersonale è un confine invisibile a cui sono stati dedicati numerosi studi negli adulti. Pare che questo sia identificato da una serie di stimoli sensoriali, tattili e uditivi. Proprio su questi ultimi si sono concentrati ora gli scienziati, per capire a che età si sviluppa il concetto di spazio peripersonale.

Spazio peripersonale e stimoli uditivi

Una serie di test hanno coinvolto un gruppo di 40 neonati per indagare la loro percezione dello spazio.

Ai bambini venivano fatti ascoltare dei suoni, alcuni vicini e altri più lontani. Gli scienziati hanno notato che le reazioni dei bambini variavano a seconda della distanza del suono. Ai suoni più vicini i piccoli rispondevano in tempi molto minori, guardando nella direzione da cui proveniva il suono.

Gli studiosi ne hanno dedotto la presenza di un embrione di spazio peripersonale anche nei neonati. Gli stimoli percepiti all’interno di questo confine infatti ottengono risposte sensoriali molto più attente e rapide. Molto rimane ancora da capire su come i neonati percepiscono lo spazio, ma questo nuovo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, sembra dimostrare che anche i bambini più piccoli sanno distinguere stimoli vicini e lontani e dare maggiore attenzione e importanza a questi ultimi.

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