Esogestazione: cos’è e come affrontarla

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Con il termine esogestazione si intendono i nove mesi di vita del neonato dopo il parto e si differenziano dall’endogestazione, più conosciuta come gestazione, che è il periodo nel quale il bebè cresce e si nutre nel ventre della mamma. Sia la fase della gestazione che quella dell’esogestazione rappresentano un momento di grande cambiamento: per la mamma che vive importanti trasformazioni nella sua vita e per il bambino, che cresce velocemente, travolgendo tutta la famiglia.

Un mondo misterioso che desta molta curiosità, tanto da essere ancora oggi oggetto di studi e approfondimenti, scopriamo insieme i segreti di questo primo periodo di vita del neonato.

Le due fasi della gestazione

La gestazione è quella fase di crescita del bambino all’interno del grembo materno e viene misurata in settimane. Il calcolo inizia dal 1° giorno dell’ultimo ciclo mestruale fino alla data attuale, che varia dalle 37 alle 42 settimane, per questo un bimbo nato prima della trentasettesima settimana viene definito prematuro.

Spesso i genitori si preoccupano solo della fase della gestazione: i sintomi della mamma, la vitalità del feto e il controllo della regolarità dei valori i entrambi, eppure anche i primi nove mesi sono importantissimi per la crescita serena del bimbo.

L’età gestionale dura anche dopo il parto, tanto che i primi nove mesi dopo la nascita vengono chiamati esogestazione, e sono oggetto di monitoraggio da parte dei pediatri attraverso misurazioni della circonferenza della testa, verifica dei riflessi e della postura e controllo costante delle fasi di crescita.

Perché è importante l’esogestazione e come affrontarla

L’esogestazione è un periodo molto delicato per il neonato e sebbene venuto alla luce, non si può ritenere maturo in modo definitivo.
Per questo il piccolo tende a ripetere quei gesti e quei comportamenti che eseguiva anche durante la gestazione, quando cioè si trovava nel pancione della mamma.
Nella fase di esogestazione i pediatri consigliano ai genitori di favorire la crescita e l’evoluzione serena del piccolo, mettendolo a suo agio in ogni situazione si trovi e offrendo spesso il contatto con la madre.
Durante l’esogestazione il rapporto preferenziale con la madre deve essere mantenuto: il contatto corporeo richiesto continuamente non è un capriccio ma un’esigenza per uno sviluppo sereno.

In questa fase il neonato ha bisogno di essere contenuto e cullato come se fosse ancora nel ventre materno (da qui la preferenza per essere tenuto tra le braccia o in un marsupio).

Quando finisce l’esogestazione: i primi veri passi nel mondo

Per sapere quando termina la fase della gestione, è necessario osservare con attenzione il proprio bambino. Generalmente, la voglia di esplorare il mondo anche con il suo corpo è un segnale importante, soprattutto quando inizia a gattonare, quando è incuriosito da nuovi sapori che non siano solo il latte materno o quello artificiale nel biberon. I genitori si accorgeranno di queste evoluzioni e delle richieste del piccolo di voler essere indipendente rispetto a loro, chiedendo piccoli spazi tutti per sé.

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