Dedicato a chi ha appena finito la scuola materna

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Sembra ieri ed invece sono passati tre anni. Tra le braccia o nel passeggino, a passo svelto, ci incamminavamo ogni mattina. Poi hai cominciato a camminare fino a scuola senza lamentarti, per passare al monopattino come tuo mezzo di trasporto preferito, fino al cancello della materna.

Sembra ieri, così piccola, con poche parole in tasca, mentre dietro quel silenzio ed una coltre di timidezza c’erano tanti interrogativi: quale sarà la mia classe, cosa si fa a scuola, questi sono i miei amici.

La foto insieme, davanti alla sezione. La scoperta del nuovo armadietto, dove mettere lo zainetto delle principesse, le lenzuola per la nanna, il cambio scarpe. I primi abbracci con le educartici, prima fatti più di circospezione che di fiducia, poi mani e braccia come legacci di un affetto profondo, come quelli di una famiglia per dna.

Piccole gite fuori porta, dietro l’angolo, perché le norme covid hanno dimenticatoi la scuola (o, forse da un’altra prospettiva, hanno ricordato solo quella). Quel continuo scuola aperta-scuola chiusa – tamponi- nuovi decreti-nuove circolari, che ci hanno fatto impazzire e non hanno sempre reso le cose facili per voi e per noi.

Curiosi laboratori manuali, dopo i quali mi hai sempre portato un pezzo di te, di quella te che potevo solo immaginare, intenta a fare chissà cosa, nella sua classe.
Le letture, lo scambio dei libri, il calendario dell’avvento, la sfilata di carnevale, il pic-nic nel cortile della scuola, la semina dei girasoli.

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Sembra ieri che ti ho accompagnata per la prima volta, con il cuore in gola e gli occhiali da sole. Con le lacrime che avevano l’ordine di non scendere, di non farsi scoprire, ma che tutti vedevano: perché si sa cosa c’è nel cuore di una mamma (o di un papà) il primo giorno delle vostre nuove avventure.
Nostalgia. Commozione. Felicità. Tenerezza.

La routine che cambia. Dal pannolino alle mattinate al parco. Dai body ai vestitini veri e propri. Da me e te, se non tutto il giorno, gran parte del giorno, a te e loro. Con me all’entrata e magari all’uscita, ma sempre con meno spazio esclusivo per noi due.

Cosa hai fatto. Ti sei divertita. Cosa hai mangiato. Come ti sei sporcata. Hai dormito.
Domande, nel tragitto casa scuola, quasi sempre senza risposta, mentre tu, nel tuo mondo, sei assopita fra i ricordi della tua giornata. Poche manciate di ore che ti sembrano giorni, e quello che vuoi fare, ora che sei “libera”.

Mamma, dammi lo zaino, facciamo che io ora sono grande e vado a lavoro.
Ed in una frase appartenente giocosa, c’è tutto il succo del discorso.

Sembra ieri che eri nella mia pancia, che ti muovevi quando cercavo ristoro, poi ti ho vista. Ci siamo conosciute, ci siamo innamorate e come i più grandi amori, tra alti e bassi, motivati dalla stanchezza certamente non dal sentimento, ho sperato di avere più spazio, ho sperato andassi a scuola presto. Poi, una volta lì davanti, è volato tutto ed ora ci troviamo qui, io e te, con la scuola materna finita.
Quella nuova routine, che ormai era diventato un pezzo di vita pieno di amore, ora si deve rottamare, a vantaggio di un nuovo inizio.

Per te, per voi, ci sarà un nuovo inizio ed è giusto così. Ma è altrettanto giusto sentire dentro di noi, di noi che li amiamo in modo così immenso, una stretta di nostalgia e tenerezza, mentre vi guardiamo camminare davanti a noi, con il vostro zainetto apparentemente vuoto, ma pieno di sogni, mentre non vedete l’ora di fare come i grandi.

In bocca al lupo a tutti bimbi che hanno appena finito la scuola e che, da settembre, cominceranno una nuova vita. Crescete bene, ma non troppo in fretta. Il mondo è lì che vi aspetta, senza di voi non può andare da nessuna parte.

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