Cellulari in classe: si o no? Cosa dice la legge

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Torna attuale l’annoso dibattito circa la presenza o meno del cellulare in classe.

Tale contesa è prepotentemente di nuovo alla ribalta quasi ogni anno all’inizio del mese di settembre, ovvero una volta che riprendono le scuole.

Ci si interroga in particolare sull’utilità e sulle conseguenti modalità di utilizzo degli smartphone da parte degli studenti durante le ore di lezione.

A fare discutere negli ultimi giorni sono state le prese di posizione di due istituti superiori, uno a Ravenna e l’altro a Bologna.

I dirigenti delle due scuole hanno infatti stabilito di bandire i cellulari dalle classi, suscitando non poche polemiche. La legge in tal senso è piuttosto chiara, così come appare evidente il paragone tra ciò che è stabilito in Italia e quanto accade all’estero.

I casi di Ravenna e di Bologna

È tornato in auge il discorso relativo all’impiego degli smartphone da parte degli studenti durante le ore che trascorrono a scuola.

Due istituti superiori negli ultimi giorni, alla riapertura dell’anno scolastico, hanno letteralmente bandito i cellulari.

All’Istituto Itis Nullo Baldini di Ravenna tali strumenti digitali vengono riposti all’ingresso dell’edificio e ripresi soltanto una volta concluse le lezioni in programma.

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La decisione è stata presa dal preside della scuola, il signor Antonio Grimaldi, scatenando di fatto un’ondata di polemiche e prese di posizione. Intento del dirigente era quello di garantire un più alto grado di attenzione alle spiegazioni in classe, e favorire una socialità più concreta e personale.

Situazione analoga quella occorsa al Liceo Paritario Malpighi di Bologna. All’interno dell’Istituto non è possibile impiegare il proprio smartphone, nemmeno durante le ricreazioni. Come il collega di Ravenna anche nel capoluogo emiliano la dirigente scolastica, la signora Elena Ugolini, ha deciso di impedire l’accesso agli studenti in possesso di un telefono cellulare: quest’ultimo va necessariamente lasciato all’ingresso nelle apposite aree adibite.

Intento della Ugolini è quello di favorire inclusione e socialità, oltre che salvaguardare la concentrazione degli studenti durante le lezioni.

Punto di partenza differente quello invece dell’Istituto Salesiano sulle colline di Castel Dè Britti, sempre situato in area bolognese. Qui sono stati viceversa gli studenti del laboratorio di falegnameria a realizzare un pratico armadietto porta cellulare, e al suo interno vi depongono il proprio smartphone mentre si svolgono le lezioni frontali. All’intervallo e all’uscita da scuola il telefono può essere recuperato e consultato in piena libertà.

Cosa stabilisce la legge? E come si comportano i presidi?

Al di là delle decisioni prese dai singoli presidi in Italia esiste una norma di legge che fa chiarezza sull’utilizzo degli smartphone da parte degli studenti durante le ore di lezione.

Si tratta della direttiva ministeriale del 2007 che specifica come per ogni studente sia un dovere non impiegare il proprio cellulare o altri dispositivi elettronici durante lo svolgimento di lezioni e altre attività scolastiche.

A questa regola, la numero 104 del 30 novembre, si aggiunge una serie di disposizioni circa comportamenti che ogni alunno è tenuto ad osservare mentre si trova in aula. Giovani o più cresciuti che siano, gli studenti italiani devono mantenere atteggiamenti rispettosi, devono seguire impegni scolastici e attività didattiche con massimo grado di attenzione e partecipazione, e devono osservare le direttive dell’istituto in cui si trovano. Proprio quest’ultimo punto concede un discreto margine di manovra e una consistente dose di autonomia alle singole scuole.

Vi sono dunque presidi che ritengono gli smartphone un male da allontanare in ogni modo dal mondo della scuola, e altri che viceversa apprezzano l’utilità di un mezzo tecnologico come questo, anche se di uso personale. Come affermato da Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi, occorre cercare di comprendere e motivare le decisioni assunte da ogni dirigente scolastico, e piuttosto che impedire l’uso dell’ormai sempre più indispensabile smartphone, cercare di fornire un’educazione specifica su come adoperarlo al meglio. Tale idea potrebbe dunque rappresentare una prima bozza di forme di educazione digitale.

Cosa succede all’estero?

Più o meno il medesimo grado di indipendenza è concesso anche in altri Paesi del mondo in materia di impiego dei cellulari a scuola.

Negli Stati Uniti ogni Stato ha facoltà di legiferare in modo autonomo, e così ad esempio in Virginia il telefono può essere portato con sé ma spento o in modalità offline, e deve rimanere all’interno dello zaino, non sul banco o in posizione visibile. Tale norma vale per le ore di lezione, mentre durante ricreazioni e intervalli ogni studente può liberamente adoperare il proprio smartphone.

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Educazione/psicologia · Ho un bimbo

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