I genitori si fidano degli insegnanti? I risultati del nuovo rapporto Censis ‘Essere genitori oggi’

20 maggio 2026 –

In un Paese dove le nascite continuano a diminuire e le famiglie cambiano forma, diventare genitori sembra sempre più una scelta consapevole, profonda e spesso controcorrente. È questa una delle riflessioni centrali del nuovo rapporto del Censis, “Essere genitori oggi. Valori e significati della genitorialità nella società italiana”, che prova a raccontare cosa significhi davvero essere madre o padre nel nostro tempo.

Il documento parte da una domanda semplice ma potentissima: perché oggi si decide di avere figli, quando sempre più italiani rinunciano alla genitorialità? Dietro questa scelta non ci sono soltanto fattori economici o organizzativi, ma anche desideri, valori, paure e aspettative che riguardano il senso stesso della famiglia e delle relazioni.

Famiglie sempre più piccole e nascite in calo

I numeri pubblicati dal Censis nel mese di maggio fotografano un’Italia profondamente diversa rispetto a quella di cinquant’anni fa. Le famiglie unipersonali sono cresciute enormemente: se nel 1994 rappresentavano il 21,1% del totale, nel 2024 sono arrivate al 36,2%. Al contrario, le coppie con figli sono diminuite drasticamente, passando dal 47,9% al 29,2%, mentre le coppie senza figli sono rimaste stabili intorno al 20%.

Anche l’età in cui si diventa genitori è cambiata. L’età media delle madri al primo figlio è salita da 27,7 anni a 31,9 anni. Nel frattempo, le nascite sono diminuite del 32,4%.

Eppure, nonostante tutto, chi sceglie di diventare genitore continua a vedere nei figli qualcosa di profondamente significativo. Non un “passaggio obbligato”, ma un’esperienza relazionale ed emotiva che dà senso alla propria vita.

Genitori più soli, ma più coinvolti

Dal rapporto emerge anche un’altra trasformazione importante: i genitori di oggi sono spesso più presenti nella vita dei figli rispetto al passato, ma anche più soli nella gestione quotidiana.

La genitorialità contemporanea si muove tra lavoro, difficoltà economiche, carico mentale e bisogno costante di conciliazione. Madri e padri sentono una forte responsabilità educativa e affettiva, ma allo stesso tempo percepiscono meno sostegni sociali e familiari rispetto alle generazioni precedenti.

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In questo contesto, il rapporto con i figli si costruisce soprattutto attraverso il dialogo. Il 95,5% dei genitori considera infatti il confronto e la comunicazione elementi fondamentali della relazione educativa.

Anche il concetto di autorità sembra essersi trasformato. Per il 78,4% degli intervistati, nel rapporto con i figli conta più la fiducia dell’obbedienza. È un cambiamento culturale importante: il modello educativo rigido e verticale lascia spazio a relazioni basate sull’ascolto, sulla spiegazione delle regole e sulla costruzione reciproca della fiducia.

Scuola e genitori: un rapporto conflittuale?

Uno degli aspetti più interessanti del rapporto riguarda il rapporto tra i genitori e la scuola. Negli ultimi anni si è parlato spesso di conflitti tra famiglie e insegnanti, ma i dati raccontano una realtà più sfumata.

Secondo il Censis, il 72,4% dei genitori dichiara di avere fiducia negli insegnanti. Un dato significativo, soprattutto in un periodo in cui la scuola viene spesso travolta da tensioni educative, problemi sociali e trasformazioni tecnologiche.

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La fiducia cresce tra i genitori più maturi e con un livello di istruzione più elevato: arriva all’80,4% tra chi ha tra i 55 e i 64 anni, mentre scende al 67,3% nella fascia tra i 18 e i 44 anni.

Solo un genitore su quattro pensa che gli insegnanti scarichino troppo spesso sulle famiglie le responsabilità dei problemi scolastici dei figli. Una percentuale relativamente contenuta, che mostra come la maggior parte dei genitori continui a considerare la scuola un’alleata educativa.

Smartphone vietati e IA nei compiti: i nuovi dilemmi educativi

Il rapporto fotografa anche le nuove sfide della genitorialità digitale. Il 66,7% dei genitori si dice favorevole al divieto di smartphone in classe, segnale di una crescente preoccupazione per l’impatto della tecnologia sulla concentrazione e sulle relazioni dei ragazzi.

Allo stesso tempo, però, l’innovazione entra già nella quotidianità scolastica: il 32,5% dei genitori afferma che almeno uno dei propri figli utilizza strumenti di Intelligenza Artificiale generativa, come ChatGPT o Gemini, per svolgere i compiti.

Questo dato apre interrogativi importanti sul futuro dell’apprendimento, sul ruolo della scuola e sulla necessità di accompagnare bambini e adolescenti a un uso consapevole delle nuove tecnologie.

Essere genitori oggi significa costruire relazioni

Il rapporto del Censis restituisce infine un’immagine della genitorialità molto lontana dagli stereotipi. Essere madre o padre oggi non significa inseguire un modello perfetto, ma costruire ogni giorno relazioni fatte di ascolto, mediazione, presenza e dialogo.

In una società dove avere figli non è più scontato, la scelta di diventare genitori sembra assumere un valore ancora più forte e personale.

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Nonostante le difficoltà economiche, la fatica quotidiana e le paure per il futuro, molte famiglie continuano a vedere nei figli un progetto di vita, un’esperienza di crescita reciproca e un legame capace di dare significato al presente.

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